Crif è l’acronimo di Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria. Si tratta del sistema gestionale che raccoglie i dati relativi ai movimenti finanziari e che riguardano concessioni, prestiti e altri prodotti finanziari a credito. Questo significa che chiunque chieda un finanziamento di qualsiasi tipologia (prestito, mutuo o cessione del quinto) verrà “analizzato” dalla banca presso il database del Crif per verificare se, in passato, ci sono stati problemi riguardo ritardi o mancati pagamenti. Quindi chi è stato segnalato come “cattivo pagatore” potrebbe avere problemi ad ottenere qualsiasi forma di credito ed è proprio per questo che è nell’interesse di tutti i cittadini essere “cancellati” da tale database.

Cos’è il Crif e perché è importante essere in regola?

Il sistema CRIF controlla il SIC, ovvero il Sistema di Informazioni Creditizie che, a sua volta, rende conto ad Eurisc, un’azienda privata che non ha alcun potere di controllo di polizia. Si tratta di un’organizzazione che esegue indagini e che, all’occorrenza può collaborare anche con le forze dell’ordine. Si tratta a tutti gli effetti di un servizio privato di supporto a banche e istituti finanziari a valutare la solidità creditizia dei cittadini che richiedono mutui e finanziamenti.

Quindi è un grande database dove sono contenute tantissime informazioni circa tutte le pratiche finanziarie che vengono eseguite quotidianamente, dal prestito al pagamento a rate che viene eseguito tramite le carte di credito revolving.

Né consegue che anche una situazione creditizia eccellente figuri come tale nel grande database del CRIF. Il motivo per cui non conviene trovarsi segnalati presso questo database risiede proprio nel fatto per cui, in caso di indagine, le banche potrebbero negarci un finanziamento anche per piccolo acquisti come quello di un elettrodomestico a rate.

Il database del CRIF

Questo database può essere consultato liberamente da tutti gli impiegati di finanziarie e banche che sono addetti a gestire pratiche di mutuo, di concessione di prestiti o di carte di credito.

Quindi è una prassi consolidata che viene eseguita ogni qual volta ci accingiamo a fare richiesta di credito, anche per piccolissime somme. È importante sapere anche che i database del Crif non contengono giudizi personali ma, molto semplicemente, riportano i dati oggettivi rispetto al comportamento del debitore nei confronti di un prestito.

È possibile cancellare o modificare dati segnalati al Crif?

La cancellazione dal database del CRIF, a meno che non si siano verificati errori, è automatica. Infatti la rimozione dei dati prevede un iter procedurale con tempistiche fisse. In particolare ci vogliono 30 giorni per annullamento o rifiuto di un prestito mentre per un finanziamento in valutazione occorrono sei mesi. Questa situazione si verifica quando la finanziaria blocca o rifiuta la concessione del prestito, una situazione che riguarda anche i casi di errori di trascrizione dei dati del debitore. In caso di ritardo nel pagamento di una rata e multe sanzionatorie i dati si cancellano dopo 12 mesi o 24 mesi a seconda dei casi. Per eliminare i dati conservati dal CRIF, quindi, occorre regolarizzare la propria posizione e, dopo averne fatto comunicazione, attendere la cancellazione d’ufficio.

I prestiti cambializzati sono strumenti finanziari molto diffusi che, come suggerisce il nome, si fondano sul pagamento di cambiali in qualità di rate mensili da corrispondere alla banca o alla finanziaria che ci ha erogato la liquidità. Sono prestiti diversi dai soliti perché sono particolarmente indicati per chi ha avuto problemi passati con i finanziamenti. Difatti sono concessi a chi ha avuto segnalazioni alla Centrale dei Rischi ma che necessitano di una cifra immediata per far fronte ad una spesa urgente. Vediamo tutto quello che c’è da sapere.

Perché ricorrere ai prestiti cambializzati?

Come anticipato poc’anzi i prestiti cambializzati riguardano principalmente debitori che hanno avuto qualche problema in passato con il CRIF. Pertanto non prevedono una fase di verifica tipica di ogni istruttoria da parte di banche e finanziarie. In altre parole bypassano la fase che serve a conoscere lo status debitorio del richiedente dal momento che si caratterizza proprio da cambiali.

Per questo possiamo dire che un prestito cambializzato rientri a pieno nella categoria dei prestiti non finalizzati, ovvero tra le forme di credito a privati per i quali non è necessaria alcuna informazione circa la finalità d’uso della somma che verrà erogata.

Come farne richiesta?

Ecco perché un prestito cambializzato assomiglia molto ad uno fiduciario dove non sono presenti garanzie materiali ma documentazioni attestanti la posizione sociale ed economica e i crediti grazie ai quali si garantisce la restituzione della somma richiesta.

Per accedere ad un prestito cambializzato è sufficiente chiedere un preventivo sia online che presso una finanziaria e portare con sé i documenti attestanti la propria situazione creditizia. È ovvio che comunicare l’eventuale iscrizione al Crif o altro genere di problematiche finanziarie costituisca sempre una buona prassi dal momento che dobbiamo offrire garanzie certe di restituzione del prestito.

Ma perché si chiama prestito cambializzato?

La ragione deriva proprio dal fatto per cui si fonda sull’istituto della cambiale. Si tratta di un titolo di credito che permette alla banca o al creditore di possedere garanzie rapide qualora il debitore non dovesse onorare l’impegno preso. La cambiale è un titolo di credito immediatamente esecutivo che, in quanto tale, fa scattare rapidamente il pignoramento.

La cambiale è nota in due forme: pagherò e tratta. La prima, ovvero la formula del pagherò, è una cambiale emessa con l’impegno del debitore a saldare il prestito ottenuto. La seconda, invece, è emessa dalla banca che impone al debitore di rimborsare quanto ottenuto in un giorno stabilito.

Chi può chiedere il prestito cambializzato?

Qualsiasi cittadino di maggiore età e residente in Italia può chiedere un prestito cambializzato. Per i lavoratori autonomi sarà necessaria una polizza sulla vita mentre per dipendenti e pensionati verrà richiesto il TFR o la certificazione di pensione a garanzia della transazione.

Anche altri soggetti possono richiedere questo prestito come precari o segnalati al CRIF. L’importante è fornire una garanzia, ovvero un bene o un certificato che attesti la possibilità di restituire l’importo preso in prestito senza ritardi o rallentamenti vari.

In caso contrario il prestito cambializzato avvia una rapida procedura di pignoramento per cui è sempre meglio riflettere sulle nostre possibilità finanziarie prima di farne richiesta.

bonus 110 infissi

Il bonus 110 infissi è stato confermato anche per il 2022 grazie agli ottimi risultati raggiunti dalle precedenti edizioni. Grazie a questo incentivo, di cui è possibile usufruire tramite l’ecobonus, sarà possibile procedere a importanti  lavori di ristrutturazione edilizia con considerevoli risparmi sul breve, medio e lungo periodo. Vediamo tutte le informazioni utili per chi fosse intenzionato a farne richiesta.

Cos’è il bonus 110 infissi?

Il Bonus Infissi 110 è l’agevolazione fiscale per chi acquista e installa nuovi infissi in sostituzione di quelli vecchi con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione. Per chi non lo sapesse la qualità degli infissi è in grado di influire notevolmente sul confort abitativo e sull’approvvigionamento energetico.

Difatti porte e finestre vecchie sono la maggiore causa di dispersione di calore dall’interno dell’abitazione. Inoltre gli infissi di recente tecnologia sono pensati per migliorare l’efficienza energetica di un’abitazione ma anche di influire positivamente sull’isolamento acustico e, infine, sul valore complessivo dell’immobile.

Un risparmio sul breve, medio e lungo periodo

Ecco perché con il bonus 110 per gli infissi sarà possibile risparmiare sul medio e breve periodo rispetto al consumo di energia. Inoltre permetterà ai cittadini di usufruire dell’abbattimento delle imposte e dei benefici fiscali previsti dal Governo. Al tempo stesso consentirà alle persone di elevare il valore dell’immobile e, quindi, di moltiplicare i benefici per la propria abitazione. È possibile usufruire di questo beneficio attraverso tre modalità ovvero superbonus, ecobonus e bonus ristrutturazione.

L’ecobonus per gli infissi

Il beneficio dell’ecobonus prevede incentivi e vantaggi fiscali per i lavori di restauro e riqualificazione  energetica di un immobile. In particolare è rivolto a chi sostituirà gli infissi della propria abitazione migliorando la conduttività termica e l’efficienza energetica. Il valore del bonus è ripartito in base alle fasce climatiche e alle differenti zone geografiche del Paese.

Tale bonus permette di ottenere una detrazione fiscale pari al 50% per una spesa massima di sessanta mila euro per immobile. In alternativa è possibile richiederlo tramite sconto in fattura o tramite cessione del credito di imposta.

Il superbonus 110%

Il superbonus 100%, invece, consiste in un intervento trainato. In pratica è ammesso in caso di sostituzione di serramenti e infissi laddove ve ne siano già presenti di vecchi. Per beneficiare del bonus è necessario che i lavori siano finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica di almeno due classi.

Bonus infissi per ristrutturazione

Infine il bonus infissi con la ristrutturazione prevede una detrazione fiscale del 50% sul totale delle spese sostenute per un importo massimo di 96 mila euro. Tale detrazione verrà applicata a rate., ovvero in dieci quote annuali di pari importo.

L’immobile sul quale verranno effettuati i lavori dovrà essere interessato da interventi di restauro o di manutenzione ordinaria. Tra questi, per l’esattezza, dovranno quindi risultare anche le sostituzioni degli infissi vecchi. In particolare sono ammessi i seguenti interventi: le sostituzioni di finestre, serramenti, tapparelle e porte-finestre a patto che siano di tipologia, dimensione e struttura differente a quella precedentemente installata.

Il protesto è l’atto pubblico tramite cui si accerta il mancato pagamento di assegno o cambiale. Secondo quanto previsto dalla Legge i termini del protesto corrispondono ad un anno dall’emissioni di cambiali a vista, entro uno o due giorni feriali successivi alla scadenza della stessa.

Differenze tra assegno e cambiale

Per l’assegno il termine corrisponde a quello necessario per la presentazione del titolo, ovvero otto giorni o quindici a seconda del luogo in cui lo stesso sia pagabile. Il nominativo ed i dati del debitore, oltre agli identificativi del titolo di credito, verranno inseriti nel Registro Informatico dei Protesti, la banca dati nazionale gestita dalle Camere di Commercio. Questo archivio contiene i dati di tutti i protesti avvenuti per mancato pagamento di cambiali, vaglia, assegni e relative dichiarazioni emesse dalle istanze di compensazione.

Un protesto è un atto molto negativo per chi lo subisce dal momento che comporta l’impossibilità di ottenere prestiti perché marchia il cittadino come debitore insolvente. Ecco perché qualora dovesse verificarsi questa situazione sarà estremamente necessario provvedere alla cancellazione onorando il debito pregresso.

Dal pagamento alla cancellazione

Nel caso in cui la cambiale fosse pagata entro 12 mesi dal protesto il protestato avrà facoltà di chiederne la cancellazione. Dovrà farlo tramite apposita domanda presso l’Ufficio Territoriale Competente della Camera di Commercio, seguendo le procedure stabilite dalla stessa. Alla domanda occorre allegare anche il Bollo e la cambiale originale con quietanza di pagamento avvenuto. In alcuni casi è possibile anche allegare la dichiarazione di avvenuto pagamento o la liberatoria rilasciata dal creditore.

Serviranno anche l’atto di protesto, il documento di identità ed il codice fiscale del creditore, la copia del documento di identità del protestato ed il pagamento dei diritti di segreteria per ogni singolo protesto per cui si richiede la cancellazione. In caso di approvazione la cancellazione avverrà entro i 20 giorni successivi.

Qualora il pagamento della cambiale fosse avvenuto oltre i 12 mesi dalla data di levata del protesto non sarà possibile procedere tramite questa modalità detta “cancellazione diretta”. Si dovrà presentare la domanda al Presidente del Tribunale territoriale fornendo tutti i documenti di avvenuto saldo del debito.

Il decreto di riabilitazione

Verrà rilasciato un decreto di riabilitazione necessario per richiedere la cancellazione del protesto dal Registro informatico e, quindi, consegnando l’istanza all’Ufficio della Camera di Commercio. Il protesto per cambiali viene cancellato automaticamente dopo cinque anni dalla pubblicazione anche qualora i titoli non fossero stati pagati come riportato dalla Legge 235 del 2000.

Il protesto ottenuto per assegno scoperto, invece, si caratterizza per l’impossibilità di richiederne la cancellazione dopo il pagamento. L’assegno protestato, pur essendo stato pagato entro 60 giorni dalla data di presentazione all’incasso, dovrà rimanere pubblico per un anno nel Registro Informatico dei Protestati. Per gli assegni protestati e pagati entro sessanta giorni, invece, non è possibile evitare la pubblicazione del protesto ma si possono evitare le sanzioni stabilite dalla legge 386/1990.

Il ricorso di inserimento di annotazione

Per ottenere la cancellazione sarà necessario fare richiesta del Provvedimento di Riabilitazione tramite ricorso al tribunale competente. Il ricorso non può essere presentato un anno prima della data del protesto.

Dopo l’ottenimento del Decreto di Riabilitazione bisognerà presentare domanda di cancellazione presso l’Ufficio Protestati della Camera di Commercio. La cancellazione avverrà entro 20 giorni dalla presentazione dell’istanza.

Il protestato che ha effettuato il pagamento del protesto ma non può ancora chiederne la cancellazione potrà presentare un’istanza per chiedere l’inserimento di annotazione sul Registro che il debito è stato saldato.

aste giudiziarie

L’asta giudiziaria è un procedimento che trova regolamentazione all’interno del Codice Civile, precisamente a partire dall’articolo 529 a seguire. Si tratta di un procedimento di esecuzione forzata su diritti immobiliari ma, in taluni casi, può essere applicata anche ai procedimenti fallimentari.

La definizione di asta giudiziaria

L’asta giudiziaria è definita come un procedimento amministrativo per il quale il giudice, su iniziativa del creditore, avvia il recupero coattivo di quanto spettante. Questo può avvenire attraverso una vendita detta con incanto o senza incanto e riguarda i diritti reali immobiliari del debitore.

Come stabilito dall’articolo 2740 del Codice Civile il debitore dovrà rispondere all’adempimento dei suoi obblighi con tutti i suoi beni presenti e futuri. Se il debitore non adempisse il Codice prevede la possibilità per il creditore di soddisfare quanto spettante attraverso l’asta giudiziaria, uno degli istituti con cui si può provvedere a tale compensazione.

Vendita “senza incanto”

L’asta giudiziaria senza incanto è quella per cui le offerte sono segrete, ovvero cancellate privatamente presso la Cancelleria in busta chiusa e sigillata.

Chiunque, tranne il debitore, può offrire una somma per l’acquisto dell’immobile pignorato sia personalmente che tramite un procuratore legale. L’offerta verrà considerata inefficace qualora pervenisse oltre i termini stabiliti o fosse inferiore di oltre un quarto del prezzo stabilito dall’ordinanza.

Questa verrà depositata in busta chiusa con le annotazioni del cancelliere ricevente che, previa identificazione, provvederà a inserirla nell’apertura in udienza. A questo punto verrà stabilito il vincitore dell’asta tramite l’indizione di una gara che consegnerà l’immobile al migliore degli offerenti.

Vendita con incanto

L’asta con incanto, invece, è quella per la quale i tentativi di vendita precedenti del bene si siano rivelati infruttuosi., In questo caso si procede attraverso un incanto davanti al giudice durante la quale vengono presentate le offerte.

Queste saranno considerate inefficaci se inferiori al prezzo base e il bene immobiliare sarà aggiudicato al miglior offerente che non verrà superato nell’arco di tre minuti da un’offerta al rialzo. Si tratta di una gara pubblica al rialzo che prevede, dunque, l’aggiudicazione del diritto reale immobiliare in forma pubblica.

Chi può partecipare?

Per partecipare alle aste giudiziarie non è necessario avvalersi dell’avvocato, sebbene sia strettamente consigliato per via della complessità della materia. Può partecipare chiunque ad eccezione del debitore che vedrà cancellata l’ipoteca al termine della procedura. Di norma partecipano anche le agenzie immobiliari che acquistano beni all’asta sia per conto proprio che per conto di clienti che hanno affidato loro uno specifico mandato.

L’effetto “purgativo” del decreto

Quando il bene verrà aggiudicato il giudice, con un decreto di trasferimento, provvederà a sancire il termine del debito verificatosi tra debitore e creditore. Questo decreto di trasferimento avrà tutti gli effetti di una compravendita immobiliare e prevederà la trascrizione dei pignoramenti e le relative ipoteche. Anche le ipoteche iscritte dopo la data di trascrizione del pignoramento saranno cancellate per effetto del Decreto.

In questo caso si parlerà di “effetto purgativo del decreto” dal momento che tale atto di trasferimento, sancirà la fine dei pesi e delle iscrizioni relative al procedimento non appena esso andrà a buon fine.

ecobonus 110

Si è parlato moltissimo di ecobonus 110 per cui molte delle considerazioni trattate in rete ti saranno state infinitamente utili a capire come usufruire di questo importante incentivo. Per evitare di risultare ridondanti e ripetitivi oggi ci concentreremo su un aspetto molto importante ma, magari, meno popolare: i benefici statali per gli infissi.

Un incentivo molto interessante

Lo riteniamo un argomento importante da trattare dal momento che la sostituzione di serramenti e infissi in casa non è una spesa fine a sé stessa. Difatti migliorando porte e finestre beneficerai di un notevole incremento dell’efficienza energetica, soprattutto se consideri i rincari bollette che stanno colpendo l’intero Paese.

Il Decreto Rilancio, quindi, ha introdotto anche la possibilità di usufruire delle agevolazioni fiscali per i lavori considerati “minori”. Si tratta di sconto di cui poter usufruire per sostituire porte e finestre nella misura del 50% da portare in detrazione di cui è importante tenere conto.

I criteri previsti

Per far sì che questi lavori rientrino nel superbonus è necessario che rispettino alcune condizioni. Nello specifico la sostituzione di porte e finestre rientra nella voce dei “lavori trainanti” da compiere congiuntamente assieme a:

  • opere di isolamento termico:

in questa casistica rientrano i lavori riguardanti pareti isolanti, cappotti, pavimenti e coperture che riguardano l’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda.

  • Sostituzione impianti di climatizzazione:

rientrano in questa condizione tutti gli impianti centralizzati per riscaldamento, raffrescamento e fornitura di acqua calda sanitaria che abbiano efficienza energetica di classe A.

  • Lavori per miglioramento antisismico:

tali lavori, infine, sono quelli già compresi e ammessi al sismabonus.

Cosa significa “lavori trainanti”?

Secondo le condizioni del superbonus 110 infissi gli interventi trainanti sono quelli che riguardano, per esempio, la fornitura e la posa in  opera di finestre e infissi, tende da sole, porte di ingresso e componenti vetrati da integrare o sostituire.

Possiamo definirli come lavori conseguenti al miglioramento dell’efficienza energetica dell’abitazione perché necessari rispetto ad altri lavori finalizzati a tale scopo. Tra le altre condizioni ci sono la sostituzione o modifica di infissi già esistenti ed un valore di trasmittenza termica indicato alla Tabella 2 dell’allegato B al decreto 11 marzo 2008. Il richiedente dovrà inviare la documentazione ad Enea entro novanta giorni dalla fine dei lavori.

Quali agevolazioni fiscali sono previste?

Quando il contribuente si appresterà a depositare la dichiarazione dei redditi potrà fare richiesta della detrazione IRPEF del 110% rispetto alle spese documentate. Queste verranno ripartite in cinque quote annuali di pari importo ma non è tutto.

In aggiunta potrà ottenere anche lo sconto in fattura immediato, ovvero la riduzione dell’importo pari alla detrazione che verrà anticipato dai fornitori ingaggiati per la realizzazione degli interventi oggetto del beneficio fiscale.

I fornitori, a loro volta, potranno recuperare la somma anticipata tramite il cosiddetto credito di imposta. Inoltre potranno anche cedere il credito ad altri soggetti tra cui rientrano istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Fin qui ti abbiamo spiegato in modo molto sintetico il funzionamento del bonus 110 infissi ma è chiaro che ci sono tutta una serie di valutazioni caratteristiche e particolari che riguardano i casi specifici.

Per avere chiarimenti sul reale beneficio di cui puoi fare richiesta ti suggeriamo di rivolgerti all’impresa edile per ottenere, dopo un sopralluogo, un preventivo comprensivo anche delle riduzioni che potrai ottenere.

calcolo rata mutuo

Il calcolo della rata del mutuo è importante per capire se, al netto delle entrate mensili, saremo in grado di poterla sostenere. La rata è un valore che comprende una parte dell’importo preso in prestito e una serie di costi che vanno a costituire il piano di ammortamento. Questo è il documento in cui trovi il prospetto delle quote da pagare, la struttura del capitale, gli interessi e le relative scadenze periodiche. Vediamo tutte le informazioni sull’argomento e come fare il calcolo della rata del mutuo.

Di cosa si compone la rata del mutuo?

La rata del mutuo comprende la quota capitale e la quota interessi. La prima è ciò che dovrai rimborsare per il denaro preso in prestito e che, di mese in mese, va a ridurre il debito fino ad arrivare a zero. La quota interessi, invece, è la parte di interessi maturati per aver preso in prestito il denaro e, quindi, coincide con il costo del mutuo.

Questi due valori vengono stabiliti da una serie di fattori tra cui quanto denaro hai preso in prestito, la durata del mutuo, gli interessi, la formula di contratto e così via. In ogni caso man mano che pagherai le rate andrai ad estinguere il tuo debito nel tempo.

Come si calcola la rata del mutuo

Questa operazione avviene in modo automatico grazie ai sofisticati sistemi di calcolo predisposti dalle banche o dai comparatori online. Ai consumatori basta sapere che ciò che influenzerà l’ammontare di ogni rata è il rapporto tra importo, durata e tasso di interesse vigente per il mutuo acceso.

Il tasso di interesse varia in base alla scelta tra fisso o variabile e al valore Eurirs ed Euribor che lo influenzeranno quotidianamente. A tale valore si dovrà aggiungere la quota spread, ovvero la remunerazione della banca espressa in percentuale.

Tasso fisso e variabile: le differenze

La differenza risiede nel tasso applicato in base al suo indice di riferimento. Il tasso fisso si fonda sul valore Eurirs mentre quello a tasso variabile fa riferimento all’Euribor e al tasso BCE. Questi vengono calcolati su base quotidiana e sono comunicati dalla Federazione Bancaria Europea.

L’Eurirs, acronimo di Euro Interest Rate Swap, è influenzato dall’andamento dei derivati sui tassi utilizzati dalle banche per proteggersi dalle perdite. L’Euribor, acronimo di Euro Interest Bank Offered è il tasso medio delle transazioni finanziarie che si verificano tra le principali banche europee.

Questi due tassi non costituiscono l’ammontare della rata ma una minima percentuale che, chiaramente, può diventare più o meno costosa sul lungo periodo. Semplicemente con i mutui a tasso variabile il richiedente conoscerà in anticipo il valore potenzialmente più alto della rata ma può beneficiare anche delle oscillazioni al ribasso.

Con il mutuo a tasso fisso, invece, da una previsione anticipata del costo delle rate che rimangono costanti nel tempo. A variare sarà la durata del rimborso in caso di aumento o decremento dei tassi di interesse.

Gli altri costi da considerare

Per il calcolo della rata del mutuo devi anche considerare tutte le spese che dovrai sostenere e che sono definite come “accessorie”. Tra queste vi sono i costi di apertura della pratica, generalmente compresi tra lo 0,5 e l’1% del montante capitale richiesto. Poi ci sarà il costo di perizia sull’immobile di circa 300 euro senza IVA, l’atto notarile che ammonta a circa duemila euro e le imposte.

Queste dipendono dal tipo di mutuo richiesto e dal tipo di transazione eseguita ma sono sempre specificate nei fogli informativi disposti dalla banca a cui ti rivolgerai. Ci soni poi i costi di polizza, un’assicurazione richiesta dalla banca come ulteriore garanzia di solvenza del debito. I premi si vanno ad aggiungere al costo complessivo delle spese e possono essere pagati in un’unica soluzione o in aggiunta alla rata.

Infine dovrai considerare le spese di incasso della rata che sono trascurabili mensilmente ma che, nel lungo periodo, possono diventare una cifra di rilievo.

Pertanto il miglior modo per procedere al calcolo della rata del mutuo è quello di rivolgerti al consulente o di fare una simulazione online inserendo la cifra mensile che puoi pagare e l’importo che vuoi richiedere.