quanto consuma la lavatrice

Quanto consuma una lavatrice e quanto incide, realmente, sul costo finale della bolletta? Per rispondere a questa domanda ci rifacciamo ad una serie di indagini di mercato che sostengono che il consumo medio di una lavatrice incida del 4% sui costi totali annuali di fornitura di energia elettrica.

Il consumo medio di una lavatrice in un anno

Il consumo più incisivo di una lavatrice è quello che si verifica durante la fase del lavaggio in cui l’elettrodomestico riscalda l’acqua. Tuttavia il consumo preciso di una lavatrice è molto variabile perché, come vedremo, è influenzato da una serie di fattori specifici che variano di casa in casa. Scopriamo quali sono.

Il consumo medio di una lavatrice nel corso di un anno varia da 150 a oltre 400 chilowatt/ora. Ciò che influenza il dispendio energetico è la grandezza del dispositivo, la classe energetica, il tipo di lavaggio e il peso del carico di bucato.

Quindi se consideriamo che un chilowatt costa circa 20 centesimi possiamo dire che, a bassi consumi e ad efficienza energetica massima, una lavatrice incida dai 150 ai 400 euro annui.

Come stimare il consumo della propria lavatrice?

Questi numeri, tuttavia, sono indicativi e non tengono conto anche di tutti i costi derivanti dalla fornitura di energia elettrica, specialmente quelli fissi che, oltre al costo unitario della materia energia, sono aumentati fino al 60%.

Effettivamente il consumo di energia elettrica dipende da tantissimi fattori oltre che dallo specifico modello di lavatrice. Basti pensare a quanto sia variabile solo rispetto al tipo di programma di lavaggio utilizzato che, come saprai, varia in base a temperatura, durata di lavaggio e risciacquo, velocità di rotazione del cestello, numero di giri della centrifuga e così via.

Non tutti sanno che anche le tipologie di tessuto possono influenzare il consumo di carburante. Infatti si ritiene che i capi in lino e cotone richiedano più corrente elettrica del poliestere dato che hanno diversi livelli di assorbenza e, quindi, pesi differenti quando passano da asciutti a bagnati.

Come ridurre i consumi della lavatrice in casa?

Se sei interessato a ridurre il consumo di energia derivante dall’utilizzo della lavatrice ci sono una serie di accorgimenti che puoi mettere in pratica. In primo luogo sarebbe preferibile sostituire i vecchi elettrodomestici con modelli ad alta efficienza energetica, acquistando lavatrici che indicano bassi consumi di acqua e corrente sull’etichetta informativa.

Il secondo consiglio riguarda il modo in cui utilizziamo la lavatrice. Difatti sarebbe preferibile utilizzarla a carico pieno ma senza eccedere con l’inserimento del bucato all’interno del cestello. In questo caso, infatti, il peso eccessivo del bucato da bagnato andrebbe a sovraccaricare il motore causando un maggior dispendio di energia elettrica.

Infine potresti provare ad ottimizzare l’utilizzo dei programmi di lavaggio, scegliendo le modalità Rapido ed Eco per capi che devono solo essere rinfrescati. I tessuti macchiati, invece, dovrebbero sempre essere pretrattati a mano prima del lavaggio.

Per farlo ti basta utilizzare uno spazzolino a setole morbide, sapone per piatti o del bicarbonato di sodio. Dopo aver pretrattato ti basterà un lavaggio rapido perché i capi verranno fuori perfettamente smacchiati senza impattare troppo sul consumo di corrente.

decarbonizzazione

La decarbonizzazione è il processo attraverso il quale è possibile ridurre l’effetto del gas serra. Secondo i dati trasmessi dagli organi dell’Unione Europea, infatti, l’intero comparto energia che fornisce aziende e abitazioni private sarebbe il principale responsabile dell’emissione di CO2 nell’atmosfera. Per decarbonizzare la società e ridurre le emissioni di gas serra, quindi, è necessario intervenire proprio sul settore energetico.

Cosa significa decarbonizzare?

Decarbonizzazione significa, letteralmente, riduzione di carbonio. Né consegue che i processi di decarbonizzazione siano quelli volti a favorire la ri-conversione dell’intero sistema economico per ridurre le emissioni di CO2 nell’ambiente. L’obiettivo ultimo della decarbonizzazione, peraltro, è proprio quello di ridurre a zero queste emissioni attraverso la sostituzione dei sistemi di approvvigionamento energetico con soluzioni sostenibili e rinnovabili.

Per azzerare le emissioni di CO2 nell’atmosfera, quindi, è necessario privilegiare fonti di energia pulite come il gas naturale al posto del carbone oltre a eolico, fotovoltaico e biomasse: energie che permettono di decarbonizzare l’ambiente in modo più efficace e rapido.

Decarbonizzazione e Carbon Neutrality

Questi due termini sono entrati a far parte del linguaggio corrente  e si riferiscono entrambi alle soluzioni che mirano ad azzerare il rilascio di CO2 nell’atmosfera. Carbon Neutrality, quindi, fa riferimento a tutti i sistemi di produzione e approvvigionamento energetico con i quali si tagliano le emissioni e si assicura la sopravvivenza delle specie in ottica di sostenibilità.

L’obiettivo della neutralità al carbone è stato fissato anche negli Accordi di Parigi che prevedono l’azzeramento delle emissioni entro il 2050. Grazie a questa transizione l’intera comunità globale potrebbe beneficiare di innumerevoli vantaggi in termini economici e di indipendenza energetica.

Inoltre la decarbonizzazione promuoverebbe anche l’aumento di occupazione nel settore delle energie rinnovabili con un incremento di oltre il 60%. Per di più tale transizione favorirebbe un notevole risparmio economico circa i costi di trasporto e approvvigionamento dell’energia perché favorirebbe la produzione pulita e indipendente.

Insomma la decarbonizzazione ha solamente risvolti positivi. Essa ci solleverebbe dalle problematiche finanziarie, sociali e politiche derivanti dal trasporto dell’energia e ci darebbe la possibilità di assicurarci un futuro verde e responsabile.

Cosa possiamo fare per neutralizzare le emissioni di CO2 nel nostro piccolo?

Le possibilità per partecipare alla decarbonizzazione del Pianeta sono tantissime. In casa, per esempio, possiamo convertire le fonti di approvvigionamento energetico con sistemi sostenibili come i kit fotovoltaici e le pompe di calore. Al tempo stesso possiamo ridurre le occasioni di utilizzo dell’automobile prediligendo una passeggiata, la bicicletta o l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Anche quando acquistiamo online possiamo rivolgerci alle aziende carbon neutral. Parliamo di brand che stanno adottando sistemi logistici finalizzati alla riduzione delle emissioni e che acquistano quote di compensazione per ripulire aree inquinate del Pianeta.

Possiamo contribuire riducendo la mole di rifiuti che produciamo, collaborando attivamente alla raccolta differenziata e alla riduzione degli sprechi alimentari ed energetici. Infine possiamo imparare ad acquistare “meno e meglio”, premiando solo le aziende a chilometro zero che non contribuiscono al mercato delle produzioni alimentari intensive.

In fin dei conti questi cambiamenti non sono invasivi, costosi o impegnativi. Grazie alle piccole abitudini e al buon esempio è davvero possibile contribuire in prima persona alla completa decarbonizzazione del nostro Pianeta.

Con il mercato libero, avviato dal 1 luglio del 2007, il commercio dell’energia elettrica e del gas naturale è stato liberalizzato. Questo cambiamento ha permesso alle compagnie operanti sul mercato di poter competere liberamente ma anche di lasciare la scelta ai consumatori circa il fornitore a cui rivolgersi per le utenze domestiche e commerciali.

Le aziende energetiche sul mercato libero

Grazie alla liberalizzazione del mercato energetico è possibile adottare i contratti più convenienti ma anche cambiare operatore in modo semplificato e gratuito. Tra le garanzie vi è anche la vigilanza di enti nazionali ed internazionali a tutela del consumatore.

Ogni azienda operante sul mercato libero si è dotata di specifici punti di contatto e di recapiti o di modalità di comunicazione con il cliente che migliorino il dialogo tra operatore e consumatore finale.

Il numero verde dei fornitori di luce e gas

Ecco perché uno dei primi strumenti di recapito più ricercato dalle persone in rete è proprio il numero verde dei fornitori di luce e gas, il contatto telefonico principale per risolvere problemi, ottenere chiarimenti o effettuare passaggi e pagamenti.

Per assicurarsi una buona penetrazione sul mercato ed un buon feedback da parte dei clienti tutte le aziende operanti in regime di libera concorrenza ci tengono ad offrire ottimi servizi di assistenza attraverso il numero verde dei fornitori di luce e gas.

Tuttavia sappiamo bene quanto possa rivelarsi snervante mettersi al telefono e attendere il proprio turno per parlare con un operatore. Solitamente quando arriva il momento di contattare il numero verde dei fornitori di luce e gas è perché abbiamo un problema di risolvere o intendiamo fare una segnalazione.

Consigli per ottenere assistenza mirata

Il numero verde è istituito per una serie di finalità. Tra queste figurano segnalazioni, chiarimenti sul proprio contratto o sull’importo della bolletta, richieste specifiche di assistenza come anche per ottenere informazioni rispetto a reclami e rimborsi. Inoltre è utile anche per fare richiesta di cambiamenti circa contatori e potenza o per procedere a volture, subentri, allacci e così via.

Vista l’ampia varietà di servizi ai quali accediamo tramite numero verde è bene precisare che l’operazione potrebbe rivelarsi un po’ impegnativa. Per snellire i tempi di assistenza, quindi, conviene avere a portata di mano i seguenti documenti:

  • Numero cliente;
  • POD per l’energia elettrica
  • PDR per il gas naturale
  • Codice fiscale
  • Contratto
  • Ultima bolletta ricevuta

Numero verde e assistenza

Dopo aver selezionato l’interno desiderato verremo messi in contatto con un operatore che sarà lieto di aiutarci a risolvere la nostra richiesta. Prima ancora di iniziare, tuttavia, ci verranno rivolte una serie di domande per le quali conviene avere a portata di mano i documenti appena elencati.

Quando l’operatore avrà individuato con quale cliente ha il piacere di parlare procederà a rispondere alle richieste. Per trovare il numero verde del nostro fornitore di luce e gas basta effettuare una rapida ricerca online oppure recarsi direttamente sul sito web ufficiale della compagnia.

Al giorno d’oggi le aziende operanti sul mercato energetico stanno rapidamente evolvendo in ambito digitale per cui quasi tutte offrono servizi di assistenza via chat o app. Molte dispongono anche del servizio di prenotazione della telefonata grazie al quale basterà inoltrare una richiesta e, nel più breve tempo, saremo richiamati.

mercato libero energia

Quando le persone sentono parlare di mercato libero, a confronto con quello di Maggior Tutela, fanno confusione per via della terminologia. Essa, infatti, sembra suggerire che il primo sia meno sicuro del secondo proprio perché uno è “libero” e l’altro prevede una “maggior tutela”. In realtà, come vedremo, non vi è alcuna differenza in termini di tutela e di garanzie per il consumatore finale. Infatti questi due mercati fanno riferimento al passaggio dal monopolio alla libera concorrenza energetica. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Il mercato libero: dalle liberalizzazioni degli anni ’90 ai giorni nostri

Scegliere un fornitore di energia elettrica e gas, oggi, ci pone dinanzi alla scelta di una duplice opzione: mercato libero e regime di maggior tutela. Il secondo è in via di chiusura a seguito delle leggi sulla liberalizzazione del mercato energetico che hanno dato il via ad un nuovo mercato aperto a tutte le aziende. Ecco perché gran parte dei clienti e dei consumatori italiani sta valutando il cambio di operatore in favore di aziende che operano sul mercato libero. Oggi cercheremo di capire come funziona e quali sono i vantaggi di affidare le nostre utenze al mercato libero dell’energia. La liberalizzazione del mercato energetico venne istituita in Italia con il Decreto Legislativo n. 79 del 16 Marzo 1999. Con questo testo normativo il nostro Paese ha recepito la Direttiva comunitaria 96/92 dando inizio al processo di liberalizzazione del settore italiano dell’energia elettrica.

Caratteristiche del mercato libero dell’energia

Il mercato libero dell’energia è quello per il quale le aziende possono operare in regime di concorrenza. Questo fa si che ogni azienda possa stabilire autonomamente il prezzo unitario della materia energia, un valore sul quale avviene la concorrenza. I costi fissi, invece, sono stabiliti direttamente dall’ente che vigila sulle aziende energetiche. Per contro l’utente ha libertà di scegliere a quale azienda affidarsi oltre che optare per due aziende diverse per la luce e per il gas.

La prima caratteristica del mercato libero, quindi, consiste nell’autonomia sul prezzo di vendita e nella libertà per i clienti di scegliere le tariffe che ritengono più convenienti. Ogni venditore, infatti, può scegliere il costo della componente energia mentre gli altri prezzi della bolletta sono fissati direttamente da un’Autority vigilante, l’AEEGSI. Peraltro il fornitore ha libertà di agire anche sul meccanismo di fatturazione offrendo tariffe a prezzo fisso, libero o variabile in base alle proprie strategie di business e di marketing.

Le libertà per consumatori e aziende

Per i consumatori questo significa poter scegliere l’opzione che ritengono più conveniente oltre a sottoscrivere contratti che prevedano sconti, programmi fedeltà e tante altre agevolazioni. Il passaggio al mercato libero per il consumatore corrisponde ad una gestione amministrativa semplificata per la quale non si verificano interruzioni di servizio o cambi del contatore. Il cambio, infatti, avviene solo a livello amministrativo perché tutti i fornitori del mercato libero utilizzano  la medesima rete di trasmissione e distribuzione dell’energia o del gas.

Le tempistiche sono ulteriormente semplificate per cui possono volerci un massimo di 45 giorni per effettuare il cambio ma senza dover sottostare a disagi o interruzioni del servizio. Arera, l’Autorità di Regolazione per energia elettrica, reti e ambienti, vigila sul mercato garantendo la libera concorrenza e la  tutela dei diritti dei consumatori.

Entro quando bisogna passare al mercato libero?

Ovviamente prima effettuerai il passaggio prima beneficerai delle garanzie appena esposte. Hai tempo fino a gennaio 2024 anche se questa data è stata fatta slittare numerose volte per svariate ragioni tra cui l’ultimo emendamento al Decreto Recovery che ha fissato la nuova scadenza. Fino ad allora chi è nel regime a maggior tutela si troverà in una sorta di regime transitorio grazie al quale i consumatori possono decidere di rimandare il passaggio quando si avranno notizie certe. In ogni momento è possibile passare al mercato libero per cui vale la pena quanto meno fare una ricerca in rete e valutare se ci sono offerte per luce e gas che valga la pena di attivare.

bollino blu caldaia

Il bollino blu della caldaia corrisponde alla certificazione obbligatoria che garantisce il corretto funzionamento dell’impianto previa revisione periodica. È un obbligo di tutti i possessori sulla base di controlli specifici in base alla tipologia e all’anzianità dell’impianto. La revisione, dunque, è l’operazione di controllo svolta da un tecnico abilitato che, dopo una serie di controlli, provvederà ad annotare l’avvenuta operazione sul libretto della caldaia o a proporre eventuali interventi di manutenzione.

Quando viene rilasciato il bollino blu della caldaia?

Per quel che riguarda il bollino blu, invece, si tratta di una certificazione obbligatoria come stabilito dal Decreto Legislativo 311 del 2006. Questo dovere riguarda tutte le tipologie di impianti termici con caldaia e ha l’obbiettivo di certificare il corretto funzionamento in termini di sicurezza, efficienza energetica e inquinamento. Il tecnico specializzato, quindi, effettuerà un controllo generalizzato e verificherà sia i fumi di scarico che l’emissione di sostanze inquinanti.

Al termine della procedura riceverai il certificato di bollino blu qualora tutto funzioni correttamente e non siano necessari interventi e riparazioni di qualsiasi genere. Qualora, invece, ci fossero guasti o malfunzionamenti, il tecnico li comunicherà al proprietario della caldaia e non procederà al rilascio del certificato. A questo punto basterà prendere accordi per le riparazioni dopo le quali riceverai il bollino blu.

Quando far controllare la caldaia?

Il controllo della caldaia deve essere richiesto prima di accendere i termosifoni e alla prima installazione. Il bollino ha un aggiornamento costante nel tempo, con tempistiche che variano in base al tipo di caldaia, alla zona di installazione, alla potenza e all’anzianità della stessa.

Per le caldaie a camera stagna, per esempio, il controllo si esegue ogni quattro anni. Tuttavia questa regola riguarda solo per i modelli installati da meno di otto anni e con una potenza minore di 35 kW. Per altre tipologie con più di otto anni, invece, il controllo deve essere effettuato ogni due anni. La revisione, invece, ha cadenza annuale per le caldaie a combustibile solido e liquido, per gli impianti centralizzati condominiali e per quelle che non si alimentano a gas.

Fai riferimento al tecnico di fiducia per le scadenze

Di norma sarà il tecnico a segnalare la necessità di provvedere alla revisione. Quanto ai costi, invece, questi sono normalmente a carico di inquilino e proprietario. La buona regola è che certe spese siano suddivise equamente. Difatti ordinarie sono a carico dell’inquilino mentre quelle derivanti da adeguamenti alla normativa vigente e da interventi straordinari sono a carico del locatore.

Ovviamente in questi casi è preferibile chiarire gli accordi in sede di locazione per evitare discordie ma ricordiamo sempre che vige il buon senso. Dopotutto il controllo è obbligatorio e deve essere effettuato regolarmente per la sicurezza dell’impianto e per l’impatto ambientale che una caldaia non a norma potrebbe causare.

Nel caso di un’abitazione di proprietà, invece, i costi sono a carico dell’intestatario della caldaia. In entrambi i casi suggeriamo vivamente di conservare con attenzione il libretto della caldaia e di tenerlo a portata di mano qualora avessimo bisogno di assistenza per guasti e malfunzionamenti di vario genere.

Visto che l’estate è alle porte tanti consumatori iniziano ad andare alla ricerca di soluzioni per rinfrescare casa, soprattutto nelle zone dove le temperature salgono in modo considerevole. Per far fronte all’afa esistono tantissime soluzioni tra cui quella promossa dai gestori di offerte luce come Enel, la cui offerta combinata permette di usufruire anche del condizionatore con Enel Energia Intelligente. Oggi ti spieghiamo in cosa consiste.

In cosa consiste l’offerta dei condizionatori con Enel Energia

In breve l’offerta climatizzatori Enel permette di acquistare un condizionatore efficiente e a risparmio energetica con il comodo addebito delle rate direttamente in bolletta. Quando ti accingerai a scegliere l’offerta, infatti, potrai valutare tre taglie in base alla potenza del condizionatore e poi attivare l’offerta con un finanziamento a tasso zero, suddiviso in 18 rate bimestrali. Tutti i dettagli di questa proposta commerciale sono sempre consultabili sul sito ufficiale ma, grosso modo, i dettagli prevedono un addebito in fattura oltre a incentivi e sconti per l’acquisto del condizionatore.

Le taglie: S, M, L e relativi importi

L’importane è scegliere la taglia considerando anche l’ampiezza dell’abitazione da rinfrescare in estate. In particolare con la taglia S, la più contenuta, accedi subito a 100 euro di sconto. Le rate hanno un costo di 88,88 euro per ogni bimestre e sono distribuite in un periodo di pagamento di 3 anni. Con questa offerta accedi al Condizionatore Samsung Serie AR7000M Mono Split da 9000 BTU con classe energetica A++. Il condizionatore è utile sia per rinfrescare casa che per riscaldarla.

La taglia M

Se scegliessi la taglia M, invece, potrai beneficiare di 150 euro di sconto sull’acquisto del condizionatore. Le rate, sempre bimestrali, ammonteranno a 100 euro per tre anni e ti permetteranno di portare a casa un dispositivo più potente. Difatti acquisterai il condizionatore Samsung Serie AR7000M Mono Split da 12000 BTU e classe energetica A+++ sia per rinfrescare che per riscaldare.

La taglia L

Infine scegliendo la taglia L otterrai ben 150 euro di sconto. Le rate saranno bimestrali per un importo di 161,10 euro per portare a casa un condizionatore Samsung AR7000M Dual Split da 9000 e 120000 BTU con classe energetica A++ per raffrescamento e classe A per riscaldamento.

Altri vantaggi dell’offerta condizionatori Enel

Ovviamente i prezzi qui esposti sono da considerare IVA inclusa. Essi includono sempre le fasi di installazione e messa in opera del condizionatore oltre al sopralluogo finalizzato a valutare la miglior soluzione in installazione. Nel prezzo è inclusa anche la dichiarazione di conformità e l’assistenza aggiuntiva per 3 anni oltre ai 2 previsti dalla Legge.

Infine questa offerta permette di accedere ai vantaggi fiscali in materia di efficienza energetica con una detrazione fiscale pari al 65% per tutte le opere di riqualificazione energetica delle abitazioni private.

salvavita

Il salvavita è un interruttore differenziale che deve essere installato obbligatoriamente per legge a supporto dell’impianto elettrico. Si tratta di un sistema capace di proteggere perone e altri dispositivi elettrici in caso di guasto all’impianto elettrico. Esso è in grado di eliminar ei rischi derivanti da sovraccarichi e dispersioni e, quindi, di fare da barriera nel caso in cui dovessero verificarsi problemi o guasti.

Come funziona il salvavita?

Il salvavita è un dispositivo di sicurezza che si attiva autonomamente al bisogno. Esso interrompe il flusso di energia elettrica in caso di rischio, malfunzionamento o guasto. Esso ha il principale scopo di proteggere un immobile e i dispositivi che contiene ma non solo. Difatti è una protezione per le persone che possono entrare in contatto con i contatori elettrici o con gli elettrodomestici connessi alla rete. In commercio esistono tante tipologie di salvavita ma tutte, grossomodo, assolvono alla medesima funzione.

Come anticipato poc’anzi esso è un interruttore che calcola la differenza tra la corrente elettrica in entrata e quella in uscita. Si compone di una rete differenziale e di un interruttore magnetico grazie ai quali viene monitorato il flusso di corrente. Qualora si dovessero verificare dispersioni o sovraccarichi il salvavita si attiva interrompendo il flusso e, quindi, evitando danni peggiori o fatali.

Perché è importante installare il salvavita?

Piuttosto bisognerebbe chiedersi perché non farlo. Il punto è che grazie al salvavita possiamo preservare danni a persone e cose che possono essere causati anche da un banale temporale. Il flusso di energia elettrica in casa non è visibile all’occhio nudo ma in caso di sovraccarichi e tensioni potrebbe causare folgorazioni fatali o sprechi immotivati per via della dispersione. Basta pensare a quanto possa rivelarsi fatale, in assenza di un salvavita, il contatto tra un dispositivo elettrico ed una fonte di acqua per comprenderne l’importanza. Il salvavita si attiverà immediatamente bloccando l’energia quando questa, per via di svariate ragioni, dovesse superare la soglia di differenziale.

Informazioni utili per la sicurezza

Non possiamo che ritenerlo come il dispositivo fondamentale per mettere in sicurezza un’abitazione ed il suo impianto elettrico. Per poter contare sul suo funzionamento, tuttavia, bisognerà essere certi che funzioni correttamente, motivo per cui andrebbe installato e monitorato da un professionista qualificato. Dopo la prima installazione sarà possibile verificarne il funzionamento attraverso il tasto T che permette di eseguire un test e che serve a bloccare immediatamente il flusso di corrente. Se l’attivazione del tasto interrompe il funzionamento della corrente elettrica domestica, quindi, significa che il salvavita funziona correttamente.

Cosa succede quando scatta il salvavita?

Il salvavita lavora autonomamente. Questo significa che non appena si verificano situazioni di folgorazione e dispersione elettrica esso blocca il flusso arrestando il rischio. Si caratterizza anche per un indicatore di sensibilità che viene impostato dal tecnico e che permette di livellarlo in base al tipo di abitazione e alla complessità dell’impianto elettrico. Quindi questo significa che maggiore sarà la sensibilità impostata e maggiori saranno i casi in cui il salvavita si attiverà interrompendo la corrente in casa.

simboli climatizzatori

Oggi impareremo ad utilizzare il condizionatore e a comprendere i simboli tradizionalmente utilizzati sul telecomando. A volte capita di smarrire il libretto di istruzioni o di non capirne bene il funzionamento nonostante le indicazioni del fornitore. Fortunatamente i simboli dei climatizzatori sono grossomodo sempre gli stessi e, così, possiamo aiutarti a venirne a capo e a padroneggiare il funzionamento del tuo dispositivo. Vediamo cosa è importante sapere.

On-off: accensione e stand-by

Il primo pulsante da conoscere è quello che permette di accendere e spegnere il condizionatore ma che ti consente anche di arrestarne l’utilizzo mettendo il dispositivo in stand-by. Solitamente si caratterizza da un cerchio al cui interno è disposta una piccola barra verticale. Se ricordi bene i vecchi interruttori erano caratterizzati da acceso/spento indicati come 1 e 0 e, quindi, i moderni tasti di accensione non sono altro che la trasposizione di questa simbologia. In altre parole Il cerchio corrisponde allo zero e la barretta corrisponde all’1.

Modalità d’uso: automatico, intelligente, freddo, caldo

A seguire ci sono le modalità di utilizzo che possono offrire funzioni di riscaldamento, aria condizionata, deumidificazione, ventilazione e modalità automatica. La funzione di riscaldamento è rappresentata dal sole mentre, com’è ovvio, quella di avvio dell’aria condizionata è indicata dal simbolo del fiocco di neve. La deumidificazione corrisponde alla goccia d’acqua mentre la ventilazione è rappresentata dal vento. La modalità automatica intelligente che refrigera in base alla temperatura ambientale, invece, è sempre indicata dalla lettera A.

Funzioni e accesso da tasto MODE

Se non hai tasti per ognuna delle opzioni, molto semplicemente, ti basterà premere il tasto MODE e sullo schermo vedrai comparire la modalità selezionata in base alle indicazioni che abbiamo riportato qui sopra. Premendo più volte sul tasto MODE passi da una funzione all’altra finché non raggiungerai quella che ti interessa.

Nei condizionatori più moderni ci sono anche altre funzionalità come quella indicata come Quiete, Sonno, Silenzio o Relax. Queste indicano tutte la possibilità di attivare il condizionatore senza fare rumore ma ad una temperatura differente da quella pre-impostata per l’avvio automatico.

Funzionalità e risparmio energetico

Di solito viene utilizzata di notte, quando il rumore del condizionatore potrebbe disturbare il sonno ma l’eccessivo calore non ci dà tregua. In questo caso suggeriamo di livellare con attenzione la refrigerazione perché non è salutare dormire con il condizionatore accesso tutta la notte, anche da un punto di vista energetico e ambientale. Piuttosto importa il timer e cerca altre soluzioni di refrigerio, come l’apertura di finestre sul lato nord e sul lato sud della casa che creeranno un lieve venticello per via della corrente.

Altre funzioni extra

Tra le altre funzionalità extra troviamo quelle note come Strong o Boost che, invece, permettono di attivare il condizionatore alla massima potenza per un periodo limitato di tempo. Questa serve a refrigerare un ambiente eccessivamente caldo in breve tempo, magari prima di una riunione o dell’ingresso in casa di persone che potrebbero essere piuttosto sensibili al calore.

L’opposto di questa funzione corrisponde a quella nota come ECO, la modalità che permette di variare gradualmente la temperatura risparmiando energia e, quindi, preservando sia le bollette che ti arriveranno che l’ambiente.

Infine ci sono i simboli a forma di orologio e calendario che, invece, consentono di avviare la programmazione di accensione, durata e spegnimento. Per la modalità di programmazione devi seguire il libretto di istruzioni o cercare in rete il modello che usi se dovessi averlo smarrito.

Le fasce di consumo dell’energia elettrica sono note soprattutto per la possibilità di scegliere tra tariffe di utilizzo monorarie e biorarie. In pratica chi ha attivato l’offerta luce bioraria, come stabilito dall’autorità garante Arera, vedrà i propri consumi suddivisi per l’appunto in fasce di consumo note come F1, F2 ed F3. In questa guida ne chiariremo il funzionamento e l’eventuale convenienza.

Cosa sono le fasce di consumo dell’energia elettrica?

Le fasce orarie individuano degli intervalli che suddividono la giornata stabilendo quali sono considerati “di punta” e quali, invece, sono “fuori punta”. Nello specifico la fascia oraria F1 caratterizza le ore di punta che vanno dalle 08.00 am alle 19.00 pm dal lunedì al venerdì con festività nazionali escluse.

A seguire la fascia F2 è quella di riferimento alle ore di consumo intermedio. Essa va dalle 7.00 am alle 8.00 am e dalle 19.00 pm alle 23.00 pm dal lunedì al venerdì. Il sabato la fascia F2 corrisponde all’utilizzo di corrente dalle ore 07.00 alle ore 23.00 del sabato ad esclusione delle festività nazionali.

Infine la fascia F3 è quella considerata fuori punta e comprende i consumi che vanno dalle 19.00 alle 08.00 durante tutta la settimana. Infine ci sarebbe la fascia di consumo di energia elettrica F23 che corrisponde alla somma delle fasce F2 ed F3.

A cosa servono?

Le fasce di consumo dell’energia elettrica nascono dall’esigenza di sensibilizzare le persone verso i comportamenti virtuosi da parte dei cittadini rispetto all’utilizzo degli elettrodomestici in casa. Quindi ogni fascia oraria prevede un prezzo diverso e il relativo consumo è sempre individuabile dal proprio contatore elettronico. Chi fosse ancora in possesso dei vecchi contatori meccanici, invece, non potrà visualizzare questo genere di informazioni.

Conviene la tariffa oraria o quella monoraria?

A questo punto ti starai chiedendo se convenga attivare un’offerta a tariffa monoraria o bioraria e quali sono i relativi risparmi rispetto all’una o all’altra opzione. Vero? Per risponderti nel modo più chiaro possibile è necessario fare qualche doverosa premessa.

Innanzitutto la tariffa monoraria, quella a presso omogeneo durante tutta la giornata, non è da considerarsi meno conveniente di quella bioraria. La reale convenienza dipende sempre dalle condizioni contrattuali proposte dalla compagnia a cui deciderai di affidarti e, quindi, dal prezzo proposto alla voce del costo unitario per la materia energia. È quello il dato che fa la differenza.

Di conseguenza possiamo dire che la tariffa monoraria sia più conveniente per famiglie e persone che consumano dal 30% al 50% dell’energia giornaliera in fascia F1. Se durante la giornata c’è sempre qualcuno in casa che utilizza elettrodomestici come lavatrice, lavastoviglie ecc… Converrà sicuramente questa opzione ma sempre individuando il fornitore al prezzo più interessante rispetto ai concorrenti sul mercato. Difatti tale opzione offre un prezzo al kWh omogeneo che è generalmente inferiore a quello della fascia F1 nel sistema biorario.

Quando conviene attivare la tariffa bioraria?

La tariffa bioraria, invece, è quella ideale per chi trascorre tutta la giornata fuori casa e, quindi, concentra i consumi di corrente elettrica alla sera o nel fine settimana. Anche in questo caso, tuttavia, sarà preferibile valutare il costo proposto per ogni fascia perché non è detto che quello per l’F3 sia sempre più basso della tariffa omogenea.

A prescindere da questi ragionamenti ci sono anche da considerare i costi fissi, ovvero quelli che più tra tutti potrebbero far lievitare la bolletta. Di questi tempi stiamo sperimentando in prima persona il caro-energia che si verifica anche con tariffe agevolate o prestando attenzione ai consumi giornalieri. Tra spese di trasporto, costi di gestione del contatore e tasse le valutazioni per risparmiare sulla bolletta vanno ben oltre la decisione del tipo di tariffa.

Difatti le fasce di consumo dell’energia elettrica non sono state istituite per favorire il risparmio dei consumatori ma, semplicemente, per evitare sovraccarichi di consumo in particolari momenti della giornata. Questo spostamento di consumi è stato favorito con tariffe leggermente più basse ma che, come abbiamo appena visto, possono diventare molto costose se non rispettate o non confrontate anche rispetto al prezzo totale in bolletta.

tipologie di stufe elettriche

In commercio esistono tantissime tipologie di stufe elettriche per soddisfare in modo completo tutte le esigenze delle persone.

Sono considerate come le alternative alle stufe a gas ma anche la scelta ideale per dare un taglio ai consumi, soprattutto se l’abitazione è dotata di sistemi ad alta efficienza energetica come gli impianti fotovoltaici.

Per scegliere la più adatta è opportuno conoscere tutti i tipi di stufe elettriche esistenti sul mercato per cui, in questo articolo, abbiamo pensato che possa esserti utile una panoramica sintetica delle principali e delle relative caratteristiche.

Stufe elettriche alogene

Queste stufe elettriche utilizzano lampade alogene a riscaldamento immediato. Il calore prodotto da questi modelli è rapidissimo ma non ideale per riscaldare ambienti troppo ampi. Difatti più sei vicino alla stufa alogena e più beneficerai del suo calore.

Stufe elettriche al quarzo

Le stufe elettriche al quarzo sono i modelli in assoluto più economici sul mercato. Riscaldano tramite lampade di quarzo in modo immediato. Tuttavia il calore prodotto viene percepito solo da chi si trova immediatamente davanti il radiante. È ideale per scaldare ambienti molto piccoli e per brevi lassi di tempo visto il consumo elettrico che, in ogni caso, è considerevole.

Termoconvettori

I termoconvettori sfruttano il principio della diffusione del calore per convenzione. Di conseguenza impiegano più tempo rispetto alle precedenti opzioni per fornire calore ma hanno il vantaggio di mantenerlo più a lungo. Ecco perché sono ideali per seconde case, abitazioni situate in zone miti o immobili altamente efficienti e ben coibentati.

Le stufe al carbonio

Le stufe elettriche al carbonio offrono immediato calore e sono mediamente più costose. Tuttavia offrono il considerevole vantaggio di consumare molta meno corrente delle stufe al quarzo e di quelle alogene.

I termoventilatori

Una buona alternativa è quella del termoconvettore, un dispositivo che rientra nella categoria delle stufe elettriche a ventola. Queste godono di buone prestazioni rispetto alla velocità e alla diffusione del calore ma sono anche tra i modelli più costosi. Si tratta di una scelta intelligente che trovi con resistenza elettrica o in ceramica.

Stufe a olio

Se cerchi modelli efficienti e a buone prestazioni puoi rivolgere la tua attenzione sulle stufe elettriche ad olio. A differenza di quanto si pensa non sono pericolose ma, semplicemente, un tantino lente a riscaldare. Sono la scelta ideale per ambienti ampi perché, nonostante la lentezza, il calore generato è più durevole nel tempo.

I camini elettrici

Una buona scelta estetica e interessante è quella del camino elettrico. Si tratta di un’evoluzione della classica stufa elettrica che si presenta sotto forma di camino ma che, rispetto a questo, non ha la canna fumaria e non richiede l’approvvigionamento della legna da tagliare. Il camino elettrico riproduce fedelmente l’effetto della fiamma accesa riscaldando elegantemente l’ambiente e rendendolo decisamente più confortevole.

I pannelli riscaldanti

Infine per chi vuole dare un taglio decisivo ai consumi l’unica scelta davvero performante è quella del pannello riscaldante. Si tratta di un dispositivo che consuma poco il cui design ultra sottile è perfetto per l’installazione a parete. Questi pannelli, sicuramente più costosi di altre soluzioni, possono avere anche l’aspetto di un quadro e sono le soluzioni perfette per riscaldare con stile e dare un tocco glam alla casa.