Cambiare fornitore di energia, ovvero di luce e gas, è un’operazione molto semplice. Di norma le persone procedono a questo cambiamento quando si rendono conto che sul mercato sono disponibili offerte più vantaggiose di quella in corso. Per altre persone, invece, l’idea di cambiare operatore potrebbe causare una sorta di “preoccupazione” circa la complessità o la problematicità del passaggio. In realtà, come vedremo, il cambio di operatore energetico è davvero molto semplice e, tra l’altro, non prevede né interruzioni di servizio né costi vivi. Ecco come funziona.

Come cambiare gestore di gas o luce?

I consumatori sono tutelati, per legge, durante il cambio di operatore energetico e, quindi, esistono norme tali da consentire un passaggio rapido ed agevolato. In altre parole questo significa che per mantenere viva la libera concorrenza del mercato libero dell’energia gli operatori sono tenuti a semplificare le cose, offrendo sempre pieno diritto di scegliere a chi rivolgersi per le proprie forniture di luce e gas.

Per procedere bisogna solamente selezionare l’offerta desiderata e comunicare il proprio intento alla compagnia energetica scelta. Questa ci chiederà una serie di dati di rapido reperimento come codice fiscale, documento di identità e codice POD o PDR.

Cosa ti serve per cambiare operatore energetico?

Una volta sottoscritto il contratto il nuovo gestore provvederà a comunicare il passaggio al vecchio e, quindi, la procedura verrà gestita internamente. Ribadiamo che tale procedura non comporta costi, penali o qualsivoglia lavoro strutturale in casa o sul contatore.

I servizi di fornitura di luce e gas rimarranno sempre attivi, così come i contatori. Semplicemente i due operatori interloquiranno tra loro ed effettueranno il passaggio amministrativo in qualche giorno lavorativo. Nulla di così complicato.

Cosa sono i codici POD e PDR?

Questi due codici servono ad attivare la procedura di cambio di operatore e, soprattutto, ad identificare la posizione geografica del contatore. Sono codici che non cambiano mai, neanche quando passiamo da un fornitore all’altro. In generale sono spesso definiti come i codici fiscali delle persone proprio perché identificano i contatori in modo univoco.

Questi codici sono diversi da quelli del cliente che, invece, cambiano al variare dell’operatore energetico. In ogni bolletta sono sempre indicati in modo separato e, quindi, il codice cliente è riportato in alto mentre i codici POD e PDR sono disposti nel quadrato di riepilogo della fornitura.

Costi che non ti aspettavi

Purtroppo c’è da dire che, nonostante il cambio di operatore debba essere gratuito, tutte le aziende applicano spese amministrative di cui dobbiamo farci carico. Questo lo scopriremo alla prima bolletta con il nuovo operatore, sulla quale ci verranno addebitate spese dai venti ai cinquanta euro che saranno giustificate come “lecite” per via dei costi che le aziende sostengono per avviare il cambio.

Sicuramente è un aspetto che va in netta controtendenza con le vigenti leggi in materia di tutela dei consumatori. Tuttavia c’è poco da fare perché, come potrai leggere nel contratto di sottoscrizione che dovrai firmare, queste sono riportate anche se in forme minuscole o poco visibili.

Nella bolletta del gas, oltre all’importo da pagare, sono presenti numerosissime informazioni che è importante saper leggere. Sicuramente ti sarai reso conto di ricevere lunghe file di numeri e valori, alcuni dei quali, effettivamente, sono piuttosto complessi da leggere per un consumatore qualunque. In realtà con le istruzioni che ti daremo in questo approfondimento imparerai a leggere la bolletta del gas e, finalmente, imparerai a renderti conto in modo più obiettivo di quanto stai effettivamente spendendo per i tuoi consumi.

La fatturazione mensile a partire da ottobre 2022

A partire dal 1 ottobre 2022, inoltre, Arera ha stabilito l’adeguamento delle tariffe gas per il regime di maggior tutela a scadenza mensile. Questo, in passato, variava su andamento trimestrale mentre oggi, per via delle maggiori oscillazioni dei prezzi, è stato ridotto su base mensile. Dopotutto sarebbe piuttosto difficile ipotizzare il costo del gas da qui a tre mesi vista l’instabilità politica e sociale che viviamo di questi tempo.

Tutte le voci della bolletta gas

Quanto alle voci della bolletta gas, invece, occorre fare chiarezza su quelle che riguardano i tuoi consumi e quelle che, invece, stabiliscono i prezzi fissi uguali per tutti gli operatori del mercato energetico. Questo significa che le bollette sono tutte uguali, pur essendoci differenze grafiche tra un’azienda e l’altra nel modo in cui viene impaginata tutta la trafila di dati e numeri.

Elenco delle voci e dei significati

  • Spesa per la materia energia: questa è la voce del costo del gas e, quindi, indica quanto spendi in base a ciò che hai consumato.
  • Spesa di trasporto e gestione del contatore: queste sono le spese inerenti tutta la filiera della distribuzione che hanno variazioni su base regionale.
  • Oneri di sistema: sono le spese di attività di interesse generale del sistema gas e sono uguali per tutti i clienti.
  • Imposte e IVA: qui trovi i costi fiscali applicati al servizio oltre alle accise, ovvero le imposte indirette sul consumo elettrico che fanno riferimento all’Agenzia delle Dogane.
  • Codice PDR, utenza, tipologia d’uso: il PDR è il codice identificativo del tuo contatore e della fornitura assieme ai dati dell’intestatario del contratto.
  • PDC: si tratta del Punto di Connessione tra il trasporto del gas e l’azienda incaricata di gestire la rete di distribuzione.
  • Consumi fatturati/stimati: a questa voce, infine ci sono i consumi calcolati in base al periodo di riferimento e che possono essere rilevati tramite autolettura o telegestione.

Dove si trova il bonus sociale in bolletta?

Si trova tra le spese di riepilogo, solitamente nell’ultima pagina dove trovi anche i riepiloghi di tutte le voci da sommare o sottrarre. Per ottenerlo è necessario richiedere l’ISEE presso un CAF che trasmetterà i dati all’INPS. In questo modo il beneficiario che rientra nei requisiti previsti dai Decreti in materia di bonus bollette riceverà lo sconto automatico in bolletta.

Il calcolo avviene tramite una serie di fattori tra cui la zona climatica, il numero di persone componenti il nucleo familiare e il valore ISEE, innalzato per il 2022 alla soglia di 12.000 euro.

Di questi tempi le persone hanno iniziato a cercare molte informazioni circa i consumi dei dispositivi elettronici in casa, probabilmente a causa dei rincari delle bollette. Per tantissime persone l’idea di poter lavorare da remoto ha rappresentato un vantaggio notevole in termini di risparmio ma con l’arrivo delle bollette, di recente, è emerso che anche il lavoro da casa ha i suoi costi, pur coincidendo con il solo utilizzo del PC. Ecco perché oggi cercheremo di capire quanto consuma un PC e quanto incide, di norma, sui costi delle utenze domestiche.

Una premessa sui consumi energetici dei piccoli dispositivi

La prima cosa importante da sapere è che non c’è una risposta univoca per tutti. Il computer varia per forma, modello, componenti e modalità di assemblaggio, motivo per cui non esiste un valore universale. Ogni pezzo del PC consuma elettricità in modalità differenti, per non parlare del fatto per cui ci sono dispositivi portatili e dispositivi fissi. Pertanto è ovvio che un computer fisso consumi molto più di uno portatile, soprattutto se adibito per il gaming ma quanto influisce realmente sul costo totale della bolletta?

Quindi quanto consuma un PC?

Di norma ogni PC riporta in etichetta l’energia massima impiegata per funzionare, pur trattandosi di valori ideali, ovvero teorici. In condizioni corrette e a dispositivo nuovo di zecca, quindi, tali numeri potrebbero essere veritieri ma già a partire dai primi mesi di utilizzo questi potrebbero variare. In pratica ti stiamo dicendo che un consumo stimato da 200 Watt potrebbe essere anche superato se il PC lavora a pieno regime.

I fissi sono quelli che consumano in assoluto più energia. I dispositivi di fascia media, in generale, costituiscono un consumo orario di appena 70 Watt a riposo e di 300 Watt quando sono in funzione. A questi, tuttavia, si aggiungono quelli derivanti dal monitor che aumentano all’aumentare dei pollici dello schermo.

I monitor consumano fino a 70 Watt l’ora se sono LCD mentre i Led oscillano tra i 15 ad i 50 Watt all’ora. La componente più energivora è sempre la scheda video che, da sola, può impiegare fino a 250 Watt durante l’uso a pieno regime, come quando il PC è usato per intense sessioni di gaming. Durante lo stand-by, invece, il consumo è prossimo allo zero, motivo per cui, se vuoi risparmiare, impostalo sempre ogni volta che il PC diventa inattivo pur restando acceso.

A quanto ammontano i consumi tenendo il PC acceso?

Ci sono varie formule per calcolare il consumo del PC acceso. Sono parecchio complicate da eseguire per chi non si intende di calcoli e numeri per cui, a conti fatti, abbiamo provveduto noi eseguendo varie stime.

Di norma un computer fisso utilizzato per lavorare incide dai cinquanta ai cento euro annui sulla bolletta ma il costo potrebbe aumentare a causa degli aumenti che viviamo di questi tempi. Diciamo che si può arrivare ad un massimo di 150 euro annui per postazioni fisse e a 30-90 euro per i PC portatili che utilizziamo solo quando sono stati caricati a corrente.

Il deumidificatore è l’elettrodomestico con il quale catturiamo l’eccesso di umidità ambientale in casa. Questo dispositivo, incorporato spesso ai condizionatori, permette di rendere l’aria più secca e di evitare le spiacevoli conseguenze derivanti dall’umidità come la muffa, ad esempio. Al giorno d’oggi i dispositivi più recenti permettono di beneficiare di sistemi ad alta efficienza energetica ma con i costi attuali delle bollette della corrente, sono in molti a chiedersi se tale elettrodomestico sia effettivamente conveniente. Per rispondere dobbiamo considerare una serie di fattori che ti aiuteranno a fare le tue valutazioni in casa e, quindi, ad utilizzare o meno il condizionatore con funzione di deumidificatore.

Come funziona il deumidificatore?

La funzione di questo dispositivo è molto semplice. Prevede l’utilizzo di una ventola che aspira l’aria ambientale e che la convoglia all’intero di tubi di raffreddamento con fluidi refrigeranti o pressione di vapore. In altre parole l’aria viene privata dell’umidità attraverso il contatto con delle superfici che separano l’acqua e la espellono attraverso dei tubi di scarico.

Quanto consuma realmente?

Veniamo ora al dunque: quanto consuma il deumidificatore? Conviene davvero utilizzarlo? Non c’è una risposta univoca, ovvero “SI” o “NO”. La vera risposta è che il consumo dipende dal modello utilizzato, dalla durata dell’utilizzo e, soprattutto, da quanto sia efficiente il sistema di prelievo dell’aria. Sicuramente il deumidificatore aiuta a ridurre i costi di riscaldamento in bolletta perché previene la dispersione energetica.

Tuttavia è vero anche che, al pari di un taglio di circa il 10% del gas utilizzato per riscaldare la casa bisogna comunque far fronte ai costi di utilizzo dell’energia elettrica. Come capire se vale la pena o meno?

Il nostro suggerimento è quello di acquistare dispositivi ad elevata efficienza energetica che sono i modelli più recenti sul mercato. Al tempo stesso invitiamo vivamente a riflettere sull’impiego di questo elettrodomestico che, come spiegato, serve a correggere il tasso di umidità ambientale e a migliorare il confort abitativo.

Non esiste una sola risposta da considerare

Se da un lato il deumidificatore rientra tra le categorie di elettrodomestici energivori, dall’altro è un dispositivo che protegge la nostra casa e, quindi, previene spiacevoli conseguenze come la diffusione di muffe e batteri. L’umidità, infatti, è un pericolo sia per le vie respiratorie che per gli arredi, soprattutto nelle case sprovviste di buon ricambio di aria o che utilizzano gli spazi interni per asciugare il bucato. Il discorso riguarda anche chi vive in zone climatiche particolarmente umide e in abitazioni vecchie, dove l’isolamento termico strutturale risulti carente.

Altri spunti di riflessione

Per far si che un deumidificatore lavori con efficienza, quindi, è necessario considerare anche la qualità dell’efficienza energetica di un’abitazione e, nel tempo, valutare in investimenti di miglioramento strutturale. Il deumidificatore, infatti, non si sostituisce ai danni da infiltrazione delle abitazioni ma, semplicemente, rimuove l’umidità ambientale per tutto il tempo in cui rimane acceso e consuma corrente.

Grazie agli incentivi statali, oggi, è possibile mettere a budget lavori di miglioramento dell’efficienza energetica a partire da infissi e serramenti. Forse varrebbe la pena valutarli all’interno di un programma di miglioramento generale dove il condizionatore ed il deumidificatore, certamente, si riveleranno un alleato e non un costo ingente di cui farsi carico in bolletta.

Il contatore del gas elettronico serve a misurare quanti metri cubi di gas utilizzi in casa. È uno strumento installato in tutte le abitazioni che rileva, con molta precisione, i livelli di consumo di ogni fornitura. Pochi anni fa era presente solo quello analogico ma, dal 2013, la maggior parte dei contatori sono stati tutti sostituiti con quelli elettronici.

Tutto quello che devi sapere sul contatore gas elettronico

Il contatore del gas elettronico riporta tutta una serie di informazioni per offrire agli utenti una lettura precisa di numerosi dati. Di norma troverai installato il modello a membrana, che funziona tramite un sistema a camera di misura. In pratica il gas passe nella camera che quando si svuota, conteggia quanta energia è stata usata e, quindi, trasmette il dato al contatore.

Di norma si trova fuori l’abitazione o nei suoi immediati pressi, come il vano scale del condominio o l’esterno di un immobile singolo. È spesso protetto da una porta in acciaio alla quale accedi con una chiave personale o condominiale.

Se non riesci a trovare il tuo contatore perché sei in una nuova abitazione chiedi al precedente proprietario o ai vicini di casa che, sicuramente, sapranno indicarti dove è stato posizionato.

Perché è importante imparare a leggerlo?

È importante saperlo leggere per varie ragioni. In primo luogo per capire se tutto funziona regolarmente e il gas scorre senza problemi. Inoltre serve a fare l’autolettura, di cui parleremo tra qualche riga e, soprattutto, per risparmiare e prendere coscienza del consumo di gas.

Ogni contatore ha un numero di riconoscimento che lo collega direttamente al suo intestatario. Quando cambi utenza o fai una voltura, quindi, non devi cambiare contatore ma solo il codice associato. Questo significa che il contatore resta lo stesso mentre il codice di utenza cambia ogni volta che viene cambiato fornitore o intestatario.

Per una fatturazione più precisa converrebbe sempre fare la lettura autonoma. In questo modo hai sempre i dati aggiornati e, soprattutto, ti rendi conto di quanto consumi mese per mese. Di questi tempi, indubbiamente, il gas ha raggiunto un costo molto elevato. Proprio per questo prendere consapevolezza dei consumi è anche un modo per risparmiare sulla bolletta.

Quali dati sono riportati sul contatore gas elettronico?

Ogni contatore gas elettronico indica sempre:

  • la matricola per l’identificatore dell’apparecchio e del produttore,
  • il codice PDR assegnato dal distributore di energia,
  • lo stato della valvola,
  • la data della chiusura precedente,
  • la portata massima.

Se hai ancora un vecchio contatore e vuoi sostituirlo con quello elettronico puoi fare fede alla delibera 631/2013/R/gas. Questa quale dispone la sostituzione dei modelli analogici con quelli smart. Si tratta di un’operazione obbligatoria e gratuita per la quale c’è bisogno di 10 giorni di preavviso dal momento che, durante i lavori, la conduzione del gas sarà interrotta.

L’intestatario del contatore non può rifiutarne l’installazione. Questa è sempre prevista, indipendentemente dal fornitore di gas. Durante la procedura, della durata di due ore, non potrai usare il gas in casa e, al termine dei lavori, tutto tornerò a funzionare correttamente. Inoltre riceverai il verbale di esecuzione dei lavori e l’ultima lettura rilevata prima del cambio del contatore.

Nel nostro Paese le operazioni di manutenzione della caldaia sono obbligatorie sia nei luoghi domestici che pressi gli spazi commerciali o pubblici. La caldaia è l’elemento dell’impianto idrico che serve a riscaldare l’acqua sanitaria, ovvero quella che usiamo per pulire, lavarci e cucinare.

Perché è necessario pulire la caldaia?

Gli interventi di manutenzione devono essere svolti, rigorosamente, da personale abilitato e in determinati periodi per assicurare il corretto funzionamento di ogni sua componente. La revisione è l’attività che serve proprio a controllare che tutto funzioni e per eseguire la pulizia ed eventuali riparazioni.

Sarà il tecnico incaricato a riportare gli interventi eseguiti, lo stato di salute dell’impianto e la data dell’ultima pulizia della caldaia su un documento. Questo è noto come “libretto della caldaia” e deve essere custodito con molta attenzione dall’intestatario dell’impianto.

Come avviene la pulizia della caldaia?

La pulizia della caldaia, così come tutte le operazioni di manutenzione, sono fondamentali. Senza questi interventi, infatti, correremmo un grosso rischio perché, dopotutto, all’interno della caldaia sono presenti fiamme, gas ed elettricità che, in caso di guasto, potrebbero causare spiacevoli e gravissimi incidenti. L’operazione di revisione si compone di due attività principali, una di revisione ed una di verifica dei fumi di scarico.

Entrambe sono obbligatorie. Devono essere sempre riportate sul libretto della caldaia come previsto del DPR 74 del 16 aprile 2013, il testo normativo che specifica tutti i criteri di manutenzione e revisione degli impianti di questo tipo.

Ogni quando deve essere eseguita?

La pulizia, generalmente, ha una cadenza annuale per gli impianti a biomassa e a combustibile liquido. Le caldaie a gas, invece, ovvero quelle a GPL e a metano, devono essere revisionate ogni quattro anni se sono modelli recenti. La revisione scende a due anni quando il modello installato è molto vecchio.

Dato che ci troviamo in una fase di transizione energetica ti suggeriamo di parlare con la ditta incaricata e di farti specificare con esattezza la cadenza delle revisioni previste per il tuo impianto.

Quanto costa la pulizia della caldaia?

Generalmente il costo si aggira sugli ottanta euro ma è un prezzo che potrebbe cambiare qualora ci fossero particolari condizioni specifiche. Per esempio se la caldaia è esposta in un piano alto del palazzo per cui è necessaria un’imbracatura, il tecnico potrebbe dover addebitare queste spese. Oppure in caso di guasti e sostituzioni di pezzi il prezzo verrà aggiustato con tutti i lavori che verranno eseguiti.

Per provare a risparmiare hai sempre facoltà di chiedere più preventivi presso centri autorizzati e, quindi, optare per quello più conveniente. È fondamentale affidarsi solo a personale abilitato perché dopo la pulizia della caldaia dovrai farti rilasciare il certificato attestante la revisione.

Hai smarrito il libretto della caldaia?

Nessun problema. Non dovrai fare altro che rivolgerti al tecnico abilitato e richiederne uno nuovo. Ti ricordiamo, tuttavia, che il libretto che verrà rilasciato sarà nuovo e, quindi, non costituisce un duplicato. Questo significa che tutte le vecchie informazioni saranno perse e, quindi, che non potrai attestare le precedenti revisioni. Sul nuovo libretto, quindi, saranno appuntate solo le revisioni future e la certificazione dell’impianto a norma, come previsto dalla legge.

La caldaia a biomassa è una soluzione alternativa ai tradizionali sistemi di riscaldamento a combustibile fossile. Difatti è un dispositivo capace di riscaldare con energia pulita e a basso impatto ambientale case private, uffici e condomini facendo risparmiare sui costi di approvvigionamento energetico. Se stai pensando ad una soluzione di riscaldamento a ridotto impatto economico e ambientale la caldaia a biomassa potrebbe fare al caso tuo. Vediamo tutto quello che c’è da sapere.

Cos’è e come funziona la caldaia a biomassa?

Una caldaia a biomassa funziona tramite un combustibile alternativo e di facile reperibilità. Difatti si alimenta con sostanze di origine organica, sia vegetali che animali. I materiali organici generano bassissime quantità di scarti e, soprattutto, non danno vita a residui inquinanti. Parliamo di scarti agricoli e altri materiali organici che possono esser trasformati in energia elettrica e termine attraverso procedimenti a basso impatto.

Per esempio gli scarti alimentari, la legna, i residui di attività agricole, i liquidi reflui e persino le alghe marine sono tutti esempi di biomasse che possono alimentare una caldaia. Sono veri e propri carburanti biologici che, trasformati ad hoc, andranno a creare una combustione con la quale otterremo energia per la caldaia e, quindi, per riscaldare l’acqua sanitaria e gli ambienti di casa.

Biopower: al combustione ecologica e rinnovabile

Questo processo è noto come biopower, ovvero come la generazione di energia termica ed elettrica attraverso carburanti biologici. La caldaia, in particolare, ottiene energia ricavata da biomasse legnose e, quindi, è considerata una fonte di tipo rinnovabile.

Il combustibile di una caldaia a biomassa, si distingue in pellet, segatura, tronchetti e ciocchi. Il primo è il derivato di scarti di lavorazione e ha la forma di tanti piccoli cilindri pressati ed è il materiale più diffuso per il riscaldamento diretto ed indiretto. A prescindere dal tipo di alimentazione, che può essere multiplo o esclusivo, ogni caldaia a biomassa è sottoposta, per legge, a controlli regolari di sicurezza.

Inoltre richiede una minima manutenzione di smaltimento e rimozione delle ceneri che si accumulano all’interno di un apposito serbatoio. La buona notizia è che le ceneri prodotte dalla caldaia a biomassa possono essere conservate in formato compost e, quindi, essere riutilizzate per la fertilizzazione agricola.

Altre informazioni utili da conoscere

Tuttavia occorre ricordare che l’installazione di una caldaia a biomassa richiede sempre la presenza di rilevatori di monossido di carbonio perché non tutto il combustibile brucia allo stesso modo e, quindi, potrebbero sprigionarsi gas pericolosi per la salute umana, soprattutto acquistando biomasse di scarsa qualità.

Infine è importante sapere che una caldaia a biomassa rientra tra gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica e che, in quanto tali, sono finanziati dal Governo e garantiti da interessanti bonus e incentivi, anche direttamente sulla bolletta del gas.

Per approfondire la questione conviene prenotare un sopralluogo con un’azienda specializzata in installazione di caldaie a biomassa e valutare insieme le soluzioni più interessanti disponibili sul mercato. Gli incentivi statali restano sempre validi ma i costi di installazione e gli eventuali bonus ristrutturazione potrebbero esaurire nel tempo.

La lettura del contatore dell’acqua è un’attività periodica molto importante. Grazie ad essa, infatti, possiamo stimare i consumi in tempo reale oltre e la corrispondenza tra i metri cubi addebitati in bolletta e quelli effettivamente consumati. Tutti abbiamo un contatore per l’acqua in casa o nelle immediate vicinanze all’esterno, a prescindere dal tipo di abitazione.

Perché è importante inviare la lettura del consumo di acqua?

Per imparare a fare la lettura basta avere accesso al proprio contatore e osservare la cifra riportata sull’indicatore numerico. Ogni fornitore, in ogni caso, è solito indicare le modalità di lettura ai propri clienti per cui, in caso di dubbi, conviene far riferimento all’azienda idrica che serve il proprio Comune di residenza. Quando non inviamo la lettura, infatti, riceviamo bollette con i consumi medi calcolati in base al numero di componenti del nucleo familiare.

Periodicamente, invece, il fornitore invia un incaricato per effettuare letture ai contatori, una o due volte l’anno per intenderci. In quei momenti la bolletta viene aggiustata tra i consumi effettivi e quelli medi stimati. In questi casi si configurano due situazioni: la prima prevede che il fornitore abbia addebitato più metri cubi rispetto a quanto consumato mentre, la seconda, è l’esatto contrario. Nel primo caso riceveremo una compensazione in bolletta mentre, nel secondo, dovremo pagare quanto dovuto.

Come funziona il lettore del contatore dell’acqua?

Il contatore dell’acqua è posizionato in modo tale da raccogliere il conteggio dei metri cubi effettivi consumati dall’utente. Su ogni contatore è riportato un identificativo univoco che collega l’apparecchio al suo proprietario. Il numero di matricola su contatori vecchi è spesso stampato in una cornicetta metallica. Quelli più recenti, invece, riportano le informazioni di recapito attraverso un quadrante digitale o tramite il codice a barre.

Si trova all’inizio della conduttura dell’acquedotto che trasporta l’acqua sanitaria nell’abitazione e calcola, litro dopo litro, quanta acqua vi passa all’interno. La misurazione avviene tramite turbine che calcolano i metri cubi ruotando tramite delle piccole palette.

Altre informazioni importanti da conoscere

Il metro cubo è la misura standard utilizzata nel sistema metrico internazionale. Si trascrive con il simbolo m3 e corrisponde alla quantità contenuta in un cubo di acqua i cui lati misurano un metro. Di conseguenza un metro cubo equivale a circa mille litri d’acqua.

Infine sul contatore è presente una valvola che fa passare l’acqua all’interno dell’abitazione e che può essere chiusa in caso di necessità, per esempio per eseguire lavori complessi o partire per le vacanze.

Per fare l’auto-lettura conviene prendere accordi con il proprio fornitore. La modalità, grossomodo, è identica per ogni città e per ogni azienda che fornisce acqua sanitaria ma i modi per comunicarla al gestore potrebbero variare. Facendo l’auto-lettura periodicamente abbiamo sempre una stima esaustiva di quanto siamo tenuti a pagare e monitoriamo i nostri consumi correggendo eventuali sprechi.

Qualora il contatore fosse chiuso attraverso la valvola, quindi, i consumi dovrebbero rimanere fermi. Tuttavia in caso di guasto all’impianto può accadere che l’acqua continui a scorrere e, quindi, a far salire i valori del contatore. A questo punto occorre richiedere, con una certa urgenza, l’intervento del tecnico per arrestare la perdita e conteggiare con la società fornitrice l’effettivo importo dovuto.

Per risparmiare acqua in casa, oltre all’uso civile che tutti dovremmo praticare, ci sono dei piccoli escamotage. Per esempio potresti installare gli areatori, piccoli dispositivi che maggiorano la pressione dell’acqua riducendone la portata e, quindi, velocizzando le attività di pulizia ma con un minor dispendio di risorse.

quanto consuma la lavatrice

Quanto consuma una lavatrice e quanto incide, realmente, sul costo finale della bolletta? Per rispondere a questa domanda ci rifacciamo ad una serie di indagini di mercato che sostengono che il consumo medio di una lavatrice incida del 4% sui costi totali annuali di fornitura di energia elettrica.

Il consumo medio di una lavatrice in un anno

Il consumo più incisivo di una lavatrice è quello che si verifica durante la fase del lavaggio in cui l’elettrodomestico riscalda l’acqua. Tuttavia il consumo preciso di una lavatrice è molto variabile perché, come vedremo, è influenzato da una serie di fattori specifici che variano di casa in casa. Scopriamo quali sono.

Il consumo medio di una lavatrice nel corso di un anno varia da 150 a oltre 400 chilowatt/ora. Ciò che influenza il dispendio energetico è la grandezza del dispositivo, la classe energetica, il tipo di lavaggio e il peso del carico di bucato.

Quindi se consideriamo che un chilowatt costa circa 20 centesimi possiamo dire che, a bassi consumi e ad efficienza energetica massima, una lavatrice incida dai 150 ai 400 euro annui.

Come stimare il consumo della propria lavatrice?

Questi numeri, tuttavia, sono indicativi e non tengono conto anche di tutti i costi derivanti dalla fornitura di energia elettrica, specialmente quelli fissi che, oltre al costo unitario della materia energia, sono aumentati fino al 60%.

Effettivamente il consumo di energia elettrica dipende da tantissimi fattori oltre che dallo specifico modello di lavatrice. Basti pensare a quanto sia variabile solo rispetto al tipo di programma di lavaggio utilizzato che, come saprai, varia in base a temperatura, durata di lavaggio e risciacquo, velocità di rotazione del cestello, numero di giri della centrifuga e così via.

Non tutti sanno che anche le tipologie di tessuto possono influenzare il consumo di carburante. Infatti si ritiene che i capi in lino e cotone richiedano più corrente elettrica del poliestere dato che hanno diversi livelli di assorbenza e, quindi, pesi differenti quando passano da asciutti a bagnati.

Come ridurre i consumi della lavatrice in casa?

Se sei interessato a ridurre il consumo di energia derivante dall’utilizzo della lavatrice ci sono una serie di accorgimenti che puoi mettere in pratica. In primo luogo sarebbe preferibile sostituire i vecchi elettrodomestici con modelli ad alta efficienza energetica, acquistando lavatrici che indicano bassi consumi di acqua e corrente sull’etichetta informativa.

Il secondo consiglio riguarda il modo in cui utilizziamo la lavatrice. Difatti sarebbe preferibile utilizzarla a carico pieno ma senza eccedere con l’inserimento del bucato all’interno del cestello. In questo caso, infatti, il peso eccessivo del bucato da bagnato andrebbe a sovraccaricare il motore causando un maggior dispendio di energia elettrica.

Infine potresti provare ad ottimizzare l’utilizzo dei programmi di lavaggio, scegliendo le modalità Rapido ed Eco per capi che devono solo essere rinfrescati. I tessuti macchiati, invece, dovrebbero sempre essere pretrattati a mano prima del lavaggio.

Per farlo ti basta utilizzare uno spazzolino a setole morbide, sapone per piatti o del bicarbonato di sodio. Dopo aver pretrattato ti basterà un lavaggio rapido perché i capi verranno fuori perfettamente smacchiati senza impattare troppo sul consumo di corrente.

decarbonizzazione

La decarbonizzazione è il processo attraverso il quale è possibile ridurre l’effetto del gas serra. Secondo i dati trasmessi dagli organi dell’Unione Europea, infatti, l’intero comparto energia che fornisce aziende e abitazioni private sarebbe il principale responsabile dell’emissione di CO2 nell’atmosfera. Per decarbonizzare la società e ridurre le emissioni di gas serra, quindi, è necessario intervenire proprio sul settore energetico.

Cosa significa decarbonizzare?

Decarbonizzazione significa, letteralmente, riduzione di carbonio. Né consegue che i processi di decarbonizzazione siano quelli volti a favorire la ri-conversione dell’intero sistema economico per ridurre le emissioni di CO2 nell’ambiente. L’obiettivo ultimo della decarbonizzazione, peraltro, è proprio quello di ridurre a zero queste emissioni attraverso la sostituzione dei sistemi di approvvigionamento energetico con soluzioni sostenibili e rinnovabili.

Per azzerare le emissioni di CO2 nell’atmosfera, quindi, è necessario privilegiare fonti di energia pulite come il gas naturale al posto del carbone oltre a eolico, fotovoltaico e biomasse: energie che permettono di decarbonizzare l’ambiente in modo più efficace e rapido.

Decarbonizzazione e Carbon Neutrality

Questi due termini sono entrati a far parte del linguaggio corrente  e si riferiscono entrambi alle soluzioni che mirano ad azzerare il rilascio di CO2 nell’atmosfera. Carbon Neutrality, quindi, fa riferimento a tutti i sistemi di produzione e approvvigionamento energetico con i quali si tagliano le emissioni e si assicura la sopravvivenza delle specie in ottica di sostenibilità.

L’obiettivo della neutralità al carbone è stato fissato anche negli Accordi di Parigi che prevedono l’azzeramento delle emissioni entro il 2050. Grazie a questa transizione l’intera comunità globale potrebbe beneficiare di innumerevoli vantaggi in termini economici e di indipendenza energetica.

Inoltre la decarbonizzazione promuoverebbe anche l’aumento di occupazione nel settore delle energie rinnovabili con un incremento di oltre il 60%. Per di più tale transizione favorirebbe un notevole risparmio economico circa i costi di trasporto e approvvigionamento dell’energia perché favorirebbe la produzione pulita e indipendente.

Insomma la decarbonizzazione ha solamente risvolti positivi. Essa ci solleverebbe dalle problematiche finanziarie, sociali e politiche derivanti dal trasporto dell’energia e ci darebbe la possibilità di assicurarci un futuro verde e responsabile.

Cosa possiamo fare per neutralizzare le emissioni di CO2 nel nostro piccolo?

Le possibilità per partecipare alla decarbonizzazione del Pianeta sono tantissime. In casa, per esempio, possiamo convertire le fonti di approvvigionamento energetico con sistemi sostenibili come i kit fotovoltaici e le pompe di calore. Al tempo stesso possiamo ridurre le occasioni di utilizzo dell’automobile prediligendo una passeggiata, la bicicletta o l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Anche quando acquistiamo online possiamo rivolgerci alle aziende carbon neutral. Parliamo di brand che stanno adottando sistemi logistici finalizzati alla riduzione delle emissioni e che acquistano quote di compensazione per ripulire aree inquinate del Pianeta.

Possiamo contribuire riducendo la mole di rifiuti che produciamo, collaborando attivamente alla raccolta differenziata e alla riduzione degli sprechi alimentari ed energetici. Infine possiamo imparare ad acquistare “meno e meglio”, premiando solo le aziende a chilometro zero che non contribuiscono al mercato delle produzioni alimentari intensive.

In fin dei conti questi cambiamenti non sono invasivi, costosi o impegnativi. Grazie alle piccole abitudini e al buon esempio è davvero possibile contribuire in prima persona alla completa decarbonizzazione del nostro Pianeta.