disdetta polizza infortuni

La polizza infortuni è un prodotto assicurativo che copre dai danni derivanti da sinistri alla persona. È spesso attivata da chi svolge lavori in circostanze pericolose e da chi desidera proteggersi nell’ambito della guida, della partecipazione ad attività sportive, ad eventi o viaggi. Si tratta di un’assicurazione molto utile perché ci solleva dai costi e dagli oneri derivanti da un rischio altamente imprevedibile che può impedirci di andare a lavoro o di prenderci cura dei nostri cari.

Puoi sempre disdire la polizza infortuni

Essendo una polizza non obbligatoria, salvo rari casi, è possibile procedere alla disdetta in qualsiasi momento. Laddove la polizza fosse una condizione obbligatoria e necessaria per l’accesso a strutture, luoghi di lavoro e simili, invece, non è possibile avere accesso senza una copertura. In questo caso, tuttavia, il contraente potrà chiedere una disdetta per valutare un’offerta più conveniente.

Quando un assicurato decide di annullare la sottoscrizione di una polizza infortuni tramite disdetta, ammesso che questa non rientri nelle casistiche obbligatorie, potrà procedere dandone comunicazione in forma ufficiale alla compagnia.

La legge Bersani

Secondo quanto stabilito dal Decreto Bersani, ovvero la legge 40 del 2007, le compagnie non possono procedere con il tacito rinnovo. Questa normativa si applica principalmente in caso di polizze assicurative auto. Ecco perché tutti possono disdire senza oneri e costi e, soprattutto, senza dover pagare alcun procedimento di penale.

Ad eccezione delle RC auto e moto che, per legge, sono obbligatorie, tutte le polizze facoltative possono essere disdette anche in anticipo rispetto alla naturale data di scadenza.

Per procedere, tuttavia, sarà necessario inviare la lettera di disdetta alla compagnia assicurativa tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Questa comunicazione servirà a stoppare il tacito rinnovo e ad ufficializzare la volontà di non proseguire con la copertura contro infortuni.

Nel caso in cui la polizza fosse stipulata per più di un anno la disdetta potrà essere comunque inoltrata ma sempre secondo quanto previsto dal contratto di stipula. A garantire tale diritto è la Corte di Cassazione con la sentenza 9386 del 10 maggio 2016.

Nello specifico la polizza infortuni deve essere disdetta entro sessanta giorni di anticipo rispetto alla scadenza annuale. Per farlo basterà una lettera inoltrata con raccomandata con ricevuta di ritorno o PEC. Utilizzare questi due metodi è necessario per certificare la data di invio a cui seguirà il procedimento di chiusura del contratto.

Come inoltrare la disdetta per la polizza infortuni?

È sempre raccomandabile agire tramite raccomandata o PEC proprio perché questi due strumenti certificano la data da cui principia la volontà di disdetta. Inoltre sia la PEC che la raccomandata con ricevuta di ritorno ci notificano l’avvenuto ricevimento della comunicazione da parte del destinatario. Data e ora, infatti, costituiscono la prova della nostra buona fede.

A tale proposito, per assicurarsi che la disdetta venga recepita in tempo, vale la pena anticipare ulteriormente l’invio della comunicazione. In questo modo avremo la certezza che la compagnia agisca per tempo. Eviteremo così l’eventualità di un tacito rinnovo giustificato con un ritardo o un inadempimento da parte nostra. Nella disdetta indicheremo tutti i dettagli della polizza tra cui il numero di assicurazione, le nostre generalità anagrafiche e l’indirizzo di residenza.

quanto consuma la lavatrice

Quanto consuma una lavatrice e quanto incide, realmente, sul costo finale della bolletta? Per rispondere a questa domanda ci rifacciamo ad una serie di indagini di mercato che sostengono che il consumo medio di una lavatrice incida del 4% sui costi totali annuali di fornitura di energia elettrica.

Il consumo medio di una lavatrice in un anno

Il consumo più incisivo di una lavatrice è quello che si verifica durante la fase del lavaggio in cui l’elettrodomestico riscalda l’acqua. Tuttavia il consumo preciso di una lavatrice è molto variabile perché, come vedremo, è influenzato da una serie di fattori specifici che variano di casa in casa. Scopriamo quali sono.

Il consumo medio di una lavatrice nel corso di un anno varia da 150 a oltre 400 chilowatt/ora. Ciò che influenza il dispendio energetico è la grandezza del dispositivo, la classe energetica, il tipo di lavaggio e il peso del carico di bucato.

Quindi se consideriamo che un chilowatt costa circa 20 centesimi possiamo dire che, a bassi consumi e ad efficienza energetica massima, una lavatrice incida dai 150 ai 400 euro annui.

Come stimare il consumo della propria lavatrice?

Questi numeri, tuttavia, sono indicativi e non tengono conto anche di tutti i costi derivanti dalla fornitura di energia elettrica, specialmente quelli fissi che, oltre al costo unitario della materia energia, sono aumentati fino al 60%.

Effettivamente il consumo di energia elettrica dipende da tantissimi fattori oltre che dallo specifico modello di lavatrice. Basti pensare a quanto sia variabile solo rispetto al tipo di programma di lavaggio utilizzato che, come saprai, varia in base a temperatura, durata di lavaggio e risciacquo, velocità di rotazione del cestello, numero di giri della centrifuga e così via.

Non tutti sanno che anche le tipologie di tessuto possono influenzare il consumo di carburante. Infatti si ritiene che i capi in lino e cotone richiedano più corrente elettrica del poliestere dato che hanno diversi livelli di assorbenza e, quindi, pesi differenti quando passano da asciutti a bagnati.

Come ridurre i consumi della lavatrice in casa?

Se sei interessato a ridurre il consumo di energia derivante dall’utilizzo della lavatrice ci sono una serie di accorgimenti che puoi mettere in pratica. In primo luogo sarebbe preferibile sostituire i vecchi elettrodomestici con modelli ad alta efficienza energetica, acquistando lavatrici che indicano bassi consumi di acqua e corrente sull’etichetta informativa.

Il secondo consiglio riguarda il modo in cui utilizziamo la lavatrice. Difatti sarebbe preferibile utilizzarla a carico pieno ma senza eccedere con l’inserimento del bucato all’interno del cestello. In questo caso, infatti, il peso eccessivo del bucato da bagnato andrebbe a sovraccaricare il motore causando un maggior dispendio di energia elettrica.

Infine potresti provare ad ottimizzare l’utilizzo dei programmi di lavaggio, scegliendo le modalità Rapido ed Eco per capi che devono solo essere rinfrescati. I tessuti macchiati, invece, dovrebbero sempre essere pretrattati a mano prima del lavaggio.

Per farlo ti basta utilizzare uno spazzolino a setole morbide, sapone per piatti o del bicarbonato di sodio. Dopo aver pretrattato ti basterà un lavaggio rapido perché i capi verranno fuori perfettamente smacchiati senza impattare troppo sul consumo di corrente.

vodafone area personale

Con le offerte ADSL e Fibra di Vodafone è possibile navigare in libertà e al massimo della potenza. I servizi delle tariffe di Vodafone ti permettono di accedere anche ad altri vantaggi extra come tablet, chiavette Internet, antivirus e così via. Tra i servizi opzionali garantiti dalle offerte Vodafone c’è anche quello della Vodafone Mail di cui ti parleremo proprio in questo approfondimento.

Cos’è Vodafone Mail?

Il servizio Vodafone Mail è gratuito per tutti i clienti Vodafone. Consiste in una casella di posta elettronica di 10 Gigabite di spazio di archiviazione. Il limite massimo di Mega per l’invio degli allegati, invece, è pari a 20MB.

Si tratta di un servizio molto potente, soprattutto se consideriamo che le principali caselle mail di altri giganti delle telecomunicazioni. Vodafone Mail è sempre gratuito e incluso con tutti i contratti e le offerte Vodafone sia mobile che fisso.

I più popolari, in media, offrono spazi di archiviazione di 15 GB e di limite di invio di allegati pari a 25MB. Inoltre include una serie di filtri per garantire il massimo della sicurezza dei contenuti inviati e ricevuti. Difatti dispone di filtro anti-spam, antivirus, motore di ricerca interno, sincronizzazioni calendar e di etichette per organizzare la corrispondenza.

Come creare una casella con Vodafone Mail?

Per creare una nuova casella con Vodafone Mail è necessario essere già clienti Vodafone. La procedura richiede di collegarsi alla rete tramite la Vodafone Station per accedere al portale Vodafone Mail dove procederai alla registrazione della tua linea. In pochi click il sistema riconoscerà la rete e la assocerà all’indirizzo mail che verrà generato.

Al termine della procedura potrai iniziare da subito ad utilizzare i servizi mail di Vodafone a titolo gratuito. La casella mail, tra l’altro, è compatibile con tutti i principali client di posta come Thunerbird e Outlook.

Puoi anche integrarlo con qualsiasi app di organizzazione e ricezione delle mail per smartphone e tablet. Infine l’accesso alla casella tramite web mail di Vodafone gode del più alto grado di compatibilità con tutti i browser di navigazione.

Impostazioni di configurazione per i client di posta

Per configurare la casella mail Vodafone al tuo client di posta preferito ti basterà richiedere le credenziali di configurazione che ti lasciamo allegate anche qui di seguito:

POSTA IN ARRIVO POP3

Nome server: pop.vodafone.it

Porta: 995

Impostazioni di sicurezza (o accetta tutti i certificati): selezionare SSL

Nome utente: tuo indirizzo email

Password: password della casella di posta

POSTA IN ARRIVO IMAP

Nome server: imap.vodafone.it

Porta: 993

Impostazioni di sicurezza (o accetta tutti i certificati): selezionare SSL

Nome utente: tuo indirizzo email

Password: password della casella di posta

POSTA IN USCITA SMTP SSL

Nome server: smtp.vodafone.it

Porta: 465

Impostazioni di sicurezza (o accetta tutti i certificati): selezionare SSL

Nome utente: tuo indirizzo email

Password: password della casella di posta

POSTA IN USCITA senza SSL

Nome server: smtp.vodafone.it

Porta: 25 o 587

Impostazioni di sicurezza (o accetta tutti i certificati): selezionare TLS

Nome utente: tuo indirizzo email

Password: password della casella di posta

Sei un cliente Business con partita IVA?

Se hai una partita IVA, inoltre, potrai accedere alla tua area business dedicata dalla quale potrai creare la tua casella mail Vodafone professionale. Dall’area di accesso, inoltre, potrai navigare sulla tua pagina personale dalla quale consulterai consumi, storico fatture, link preferiti e anche le più recenti notizie del giorno.

calcolo consumo carburante

Il consumo del carburante dell’auto, solitamente, è indicato dalla potenza del motore e dalla capienza del serbatoio. Tuttavia per effettuare il calcolo sul consumo effettivo questi dati potrebbero non bastare perché ci darebbero un dato forfettario e, quindi, poco veritiero.

Perché è così difficile calcolare il consumo di carburante?

Il punto è che il calcolo del consumo di carburante non è così facile come potrebbe sembrare perché varia in base a molteplici fattori difficili da quantificare. L’unica certezza che abbiamo è che guidando nel rispetto dei limiti di velocità e riducendo accelerazioni-frenate potremo risparmiare parecchie quantità di carburante. Ad ogni modo cerchiamo di venire a capo della questione e vediamo in che modo possiamo stimare il calcolo del consumo di carburante.

Come anticipato poc’anzi il calcolo del consumo di carburante dipende da molti fattori tra cui potenza del motore, condizioni climatiche e stile di guida. Quest’ultimo è uno dei più complessi da calcolare in valori numerici anche se, di norma, una guida più nervosa e sportiva è sicuramente più costosa di una standard.

Le stime di Eurociclo

Attualmente le modalità di calcolo medio di carburante sono stabilite dai dati dell’Eurociclo, un modello standard che, tuttavia, non precisa i consumi per ogni tipologia di veicolo esistente. Questo significa che gli standard di consumo sono stabiliti da statistiche generiche rilasciate dalle direttive del Ciclo di Guida Europeo ma che non sono poi così veritiere e affidabili.

L’Eurociclo, infatti, è un test che viene eseguito tramite prove su strada garantendo precise condizioni di guida: marce inserite, velocità, spazio percorso e così via. Queste condizioni “standard” prevedono lo spostamento di un veicolo a 120 chilometri orari percorsi in 10 secondi su un tragitto di 11 chilometri, a velocità media di 33 chilometri orari. Si tratta di una condizione non replicabile nella realtà ed è proprio per questo che i dati del consumo di carburante sono da considerare per lo più approssimativi.

I test, tra l’altro, prevedono il calcolo di altri fattori come il vento contrario, la presenza di pianure, salite e discese, l’accensione dell’aria condizionata, il numero di accelerazioni e frenate, la pressione delle ruote e così via. Ecco perché il consumo di carburante è molto difficile da stimare se non disponiamo di strumenti capaci di misurare contemporaneamente tutte queste variabili.

Il test casalingo per calcolare il consumo di carburante

Alla luce di queste considerazioni sicuramente vorrai sapere se esiste qualche modo per calcolare il consumo di carburante del tuo veicolo. Ebbene l’unica cosa che possiamo consigliarti è di eseguire un test casalingo. Ti basta portare a zero il serbatoio per poi rifornirlo di pochi litri di benzina, due o tre al massimo. Successivamente dovrai guidare il veicolo mantenendo una velocità costante e su un tratto possibilmente rettilineo fino a mandare il serbatoio in rosso.

Per calcolare il consumo di carburante, quindi, dovrai dividere il numero di chilometri percorsi per i litri di benzina o gasolio presenti nel serbatoio. In questo modo otterrai il consumo medio della tua auto che, ovviamente, resta un dato indicativo. L’unico modo per tenere a basa i consumi, in conclusione, è guidare civilmente e rispettare i limiti di velocità.

decarbonizzazione

La decarbonizzazione è il processo attraverso il quale è possibile ridurre l’effetto del gas serra. Secondo i dati trasmessi dagli organi dell’Unione Europea, infatti, l’intero comparto energia che fornisce aziende e abitazioni private sarebbe il principale responsabile dell’emissione di CO2 nell’atmosfera. Per decarbonizzare la società e ridurre le emissioni di gas serra, quindi, è necessario intervenire proprio sul settore energetico.

Cosa significa decarbonizzare?

Decarbonizzazione significa, letteralmente, riduzione di carbonio. Né consegue che i processi di decarbonizzazione siano quelli volti a favorire la ri-conversione dell’intero sistema economico per ridurre le emissioni di CO2 nell’ambiente. L’obiettivo ultimo della decarbonizzazione, peraltro, è proprio quello di ridurre a zero queste emissioni attraverso la sostituzione dei sistemi di approvvigionamento energetico con soluzioni sostenibili e rinnovabili.

Per azzerare le emissioni di CO2 nell’atmosfera, quindi, è necessario privilegiare fonti di energia pulite come il gas naturale al posto del carbone oltre a eolico, fotovoltaico e biomasse: energie che permettono di decarbonizzare l’ambiente in modo più efficace e rapido.

Decarbonizzazione e Carbon Neutrality

Questi due termini sono entrati a far parte del linguaggio corrente  e si riferiscono entrambi alle soluzioni che mirano ad azzerare il rilascio di CO2 nell’atmosfera. Carbon Neutrality, quindi, fa riferimento a tutti i sistemi di produzione e approvvigionamento energetico con i quali si tagliano le emissioni e si assicura la sopravvivenza delle specie in ottica di sostenibilità.

L’obiettivo della neutralità al carbone è stato fissato anche negli Accordi di Parigi che prevedono l’azzeramento delle emissioni entro il 2050. Grazie a questa transizione l’intera comunità globale potrebbe beneficiare di innumerevoli vantaggi in termini economici e di indipendenza energetica.

Inoltre la decarbonizzazione promuoverebbe anche l’aumento di occupazione nel settore delle energie rinnovabili con un incremento di oltre il 60%. Per di più tale transizione favorirebbe un notevole risparmio economico circa i costi di trasporto e approvvigionamento dell’energia perché favorirebbe la produzione pulita e indipendente.

Insomma la decarbonizzazione ha solamente risvolti positivi. Essa ci solleverebbe dalle problematiche finanziarie, sociali e politiche derivanti dal trasporto dell’energia e ci darebbe la possibilità di assicurarci un futuro verde e responsabile.

Cosa possiamo fare per neutralizzare le emissioni di CO2 nel nostro piccolo?

Le possibilità per partecipare alla decarbonizzazione del Pianeta sono tantissime. In casa, per esempio, possiamo convertire le fonti di approvvigionamento energetico con sistemi sostenibili come i kit fotovoltaici e le pompe di calore. Al tempo stesso possiamo ridurre le occasioni di utilizzo dell’automobile prediligendo una passeggiata, la bicicletta o l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Anche quando acquistiamo online possiamo rivolgerci alle aziende carbon neutral. Parliamo di brand che stanno adottando sistemi logistici finalizzati alla riduzione delle emissioni e che acquistano quote di compensazione per ripulire aree inquinate del Pianeta.

Possiamo contribuire riducendo la mole di rifiuti che produciamo, collaborando attivamente alla raccolta differenziata e alla riduzione degli sprechi alimentari ed energetici. Infine possiamo imparare ad acquistare “meno e meglio”, premiando solo le aziende a chilometro zero che non contribuiscono al mercato delle produzioni alimentari intensive.

In fin dei conti questi cambiamenti non sono invasivi, costosi o impegnativi. Grazie alle piccole abitudini e al buon esempio è davvero possibile contribuire in prima persona alla completa decarbonizzazione del nostro Pianeta.

Impossibile stabilire una connessione protetta” è un messaggio di errore molto comune. Può presentarsi nel bel mezzo di una tranquilla navigazione online, mentre ci aggiriamo su normalissimi siti web. Questo errore può dipendere da diverse cause per cui oggi vedremo come risolverle una ad una.

Possibili cause dell’errore

Alcuni siti web vengono bloccati dal nostro browser per una questione di errori di connessione o di sicurezza. Solitamente l’errore “Impossibile Stabilire una connessione  protetta” è correlato ad un’indicazione  in codice, simile a “ERR_SSL_PROTOCOL_ERROR”. In questo caso è proprio il motore di ricerca che ti impedisce di accedere al sito web per cui, come vedi, le cause sono tutte da ricollegare a sistemi di sicurezza. Vediamo quali sono.

Il sito non è “sicuro”?

Se un sito non è sicuro per varie ragioni, tra cui un protocollo di sicurezza obsoleto installato sul dominio, il motore di ricerca di impedisce di entrarci. Questo avviene soprattutto per i siti web il cui indirizzo inizia per http anziché per HTTPS. Puoi controllare di persona sulla barra di navigazione, quella dove digiti gli indirizzi dei siti web. Se il sito non è sicuro verrà segnalato da un lucchetto chiuso. In questo caso, a tuo rischio e pericolo, devi cliccare su Avanzate e poi su “Procedi comunque nella navigazione”.

I tuoi device causano errori?

In altri casi l’errore potrebbe derivare dai problemi derivanti dal protocollo SSL e dai tuoi dispositivi. In questo caso puoi procedere con il suggerimento qui sopra o provare a cambiare browser di navigazione.

Cosa puoi fare?

Se il messaggio di errore è causato dal nostro dispositivo varrebbe la pena controllare lo stato di funzionamento dell’antivirus e del firewall. Magari ci sono aggiornamenti da avviare o altre opzioni di navigazione troppo rigide che non ti permettono di navigare su siti web che conosci e di cui ti fidi. Ovviamente forzare la navigazione su siti web con vecchi protocolli è sempre pericoloso perché un malintenzionato potrebbe “ascoltare” i nostri dati come password e numero di carte di pagamento. Dunque prova a spegnere firewall e antivirus e verifica se la navigazione va avanti: se così non fosse il problema è del motore di ricerca o del browser.

Cookie e Cache

A volte l’errore “Impossibile Stabilire una connessione protetta” deriva dalle impostazioni di Cache salvate dal nostro Browser. Questa memoria salva la navigazione  su siti web che visitiamo spesso in modo da ottimizzare i tempi di caricamento. Anche i cookie vengono salvati in questa memoria per cui, se hai pasticciato con le impostazioni e vuoi ripristinare tutto, svuota la cache, riavvia il browser e verifica se tutto torna a funzionare.

Estensioni sul browser

Infine ci sono gli errori di connessione non sicura che derivano da problemi causati dalle estensioni sul browser. Sono piccole app che  installiamo per migliorare la navigazione che potrebbero creare qualche contrasto con l’apertura delle pagine web sulle quali ci dirigiamo. In questo caso vale la pena accedere a Internet in modalità incognita e verificare se la pagina di interesse si carica correttamente o meno. Se tutto fila liscio e hai già provato con i tentativi precedenti, ci sarà sicuramente qualche estensione da disinstallare o da aggiornare.

La digitalizzazione e la dematerializzazione dei documenti cartacei sono processi che stanno rivoluzionando e semplificando le nostre vite e l’attestato di rischio online rientra tra questi grandi cambiamenti. Difatti un attestato di rischio online è una novità rispetto al passato, quando dovevamo per forza fare richiesta del documento cartaceo per poter stipulare una nuova polizza per la nostra auto. Grazie alla digitalizzazione dell’attestato di rischio, quindi, oggi è possibile completare tutte le operazioni in tempi rapidissimi dal momento che questo documento viene conservato in una banca dati telematica e che si aggiorna automaticamente. Vediamo tutto quello che devi sapere sull’argomento.

La definizione di attestato di rischio

L’attestato di rischio online è un documento digitale che si aggiorna anno dopo anno grazie ai dati forniti dalle compagnie assicurative. Esso riepiloga la nostra storia assicurativa e, quindi, valuta il rischio della polizza utile per il calcolo del costo del premio. Sull’attestato di rischio sono riportati i sinistri registrati negli ultimi cinque anni, la classe di merito, la classe universale CU, i dati anagrafici, i dati del veicolo e quelli della compagnia assicurativa.

Tutte queste informazioni concorrono al calcolo del premio e, quindi, ogni volta che richiediamo un preventivo ad una compagnia, saranno valutati per stimare il rischio correlato alla copertura.

L’attestato di rischio “dinamico”

Il documento digitalizzato è entrato in vigore nel 2018. Esso è conosciuto anche come attestato dinamico dato che estende il calcolo del rischio agli ultimi dieci anni di guida. La validità, tuttavia, resta ferma a cinque anni. L’attestato di rischio cartaceo, ad oggi, non è più obbligatorio. Esso viene aggiornato digitalmente dalle compagnie assicurative che hanno accesso alla banca dati IVASS.

I vantaggi dell’attestato di rischio online

Grazie al documento digitale non è più possibile falsificare l’attestato di rischio cartaceo per ottenere premi assicurativi più bassi. Il contraente, inoltre, beneficia della praticità di questo sistema grazie al quale ottiene un’assistenza trasparente anche in caso di sinistri senza colpa .

La sostituzione del cartaceo ha permesso di mantenere classe di merito sempre aggiornata in modo tale che l’assicurato possa sempre pagare il giusto premio in base al suo stile di guida.

Come scaricare l’attestato di rischio online?

Per ottenerlo è necessario contattare la compagnia assicurativa che provvederà a fornirlo nelle modalità previste dalla stessa. Le compagnie più all’avanguardia offrono app e siti web dai quali, attraverso l’iscrizione con username e password, è possibile consultare tutta la documentazione. In altri casi, invece, è la compagnia stessa a inviarlo contestualmente alla stipula della polizza assicurativa.

Posso acquistare una polizza senza attestato di rischio cartaceo?

Si, è sempre possibile acquistare una polizza senza disporre dell’attestato di rischio cartaceo. Per ottenerlo, comunque, basta fornire libretto di circolazione e documento di identità anche se, ormai, tutto avviene online. Grazie alla banca dati dell’IVASS, infatti, il calcolo del rischio tramite targa del veicolo è rapidissimo perché le informazioni sugli automobilisti sono accessibili da tutte le compagnie.

Se vuoi cambiare polizza e passare ad un’altra compagnia assicurativa, quindi, non dovrai fare altro che rivolgerti all’azienda che ti ha riservato una proposta conveniente e avviare la procedura. Al calcolo del rischio e all’ottenimento dell’attestato ci penserà l’incaricato per cui, tra l’altro, non dovrai comunicare alla vecchia compagnia le tue intenzioni di variazione della polizza.

ricevitore satellitare

Già da parecchi anni in Italia si è verificato il passaggio definitivo dalla televisione analogica a quella digitale. In particolare in tutto il Paese i canali trasmessi con la vecchia modalità di comunicazione non sono più funzionanti. Questo significa che per guardare la TV e fruire di tutti i canali è necessario acquistare un decoder digitale. Il decoder, per l’appunto, è il dispositivo che permette di fruire della TV digitale e che trovi in tantissime versioni a prezzi piuttosto variabili.

Quanti tipi di decoder esistono?

Nei negozi di elettronica di consumo trovi almeno tre tipologie di decoder. Ci sono quelli che permettono di ricevere i canali in chiaro e che sono quelli standard, ovvero contrassegnati dal bollino DGTVI di colore grigio. A seguire troverai i decoder che ti permettono anche di accedere ai servizi interattivi a pagamento come Mediaset Premium e che sono contrassegnati dal bollino DGTVI blu. Infine ci sono quelli più evoluti, ovvero i decoder che ti permettono di fruire dei programmi in alta definizione e che, per l’appunto, sono contrassegnati dal bollino DGTVI di colore oro.

Come funziona il decoder satellitare?

Il decoder satellitare si differenzia da quello terrestre per la tecnologia di funzionamento. In pratica richiede l’installazione di un’antenna parabolica grazie alla quale è possibile ricevere il segnale da satellite. I decoder satellitari e quelli digitali hanno funzioni e prestazioni molto simili tra loro. Se sei intenzionato ad acquistarne uno qui di seguito trovi qualche buon consiglio per la scelta.

Quali fattori valutare per l’acquisto del ricevitore satellitare?

La prima questione da verificare è la compatibilità con lo standard di trasmissione digitale di prima o seconda generazione. Trovi questa informazione sulla confezione con le sigle DVB-s1 per la prima generazione e DVB-s2 per la seconda generazione. Scegliendo un dispositivo recente e compatibile, com’è ovvio, avrai un accesso più sicuro ed efficiente ad un maggior numero di canali e di contenuti televisivi.

La compatibilità si verifica anche tramite il colore del bollino come ti abbiamo spiegato nel paragrafo precedente. Quanto alla qualità del dispositivo devi sapere che ce ne sono tantissimi con funzionalità di base e che hanno costi che oscillano dai venti ai quaranta euro. In questa fascia di prezzo trovi ottime soluzioni per la casa, soprattutto se non hai servizi on demand e a pagamento di cui desideri usufruire.

In caso contrario, per chi cerca solo i ricevitori satellitari top di gamma il costo sarà leggermente superiore. Si parte da un minimo di cinquanta euro per arrivare a cifre che superano anche i duecento euro. Tutto dipende dal budget che desideri destinare a questo acquisto.

Altre informazioni utili

Quando acquisti device di questo tipo non devi farti ingannare solo dal prezzo al ribasso. Prenditi del tempo per leggere le recensioni degli utenti perché, magari, potresti scoprire che il ricevitore più conveniente è venduto senza gli accessori di collegamento e installazione e che, quindi, dovrai acquistare il kit a parte.

Valuta anche marchi per i quali sia facile reperire l’assistenza in caso di malfunzionamenti o necessità di riparazioni e, soprattutto, scegli sempre in base alla compatibilità con il tuo televisore. 

Crif è l’acronimo di Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria. Si tratta del sistema gestionale che raccoglie i dati relativi ai movimenti finanziari e che riguardano concessioni, prestiti e altri prodotti finanziari a credito. Questo significa che chiunque chieda un finanziamento di qualsiasi tipologia (prestito, mutuo o cessione del quinto) verrà “analizzato” dalla banca presso il database del Crif per verificare se, in passato, ci sono stati problemi riguardo ritardi o mancati pagamenti. Quindi chi è stato segnalato come “cattivo pagatore” potrebbe avere problemi ad ottenere qualsiasi forma di credito ed è proprio per questo che è nell’interesse di tutti i cittadini essere “cancellati” da tale database.

Cos’è il Crif e perché è importante essere in regola?

Il sistema CRIF controlla il SIC, ovvero il Sistema di Informazioni Creditizie che, a sua volta, rende conto ad Eurisc, un’azienda privata che non ha alcun potere di controllo di polizia. Si tratta di un’organizzazione che esegue indagini e che, all’occorrenza può collaborare anche con le forze dell’ordine. Si tratta a tutti gli effetti di un servizio privato di supporto a banche e istituti finanziari a valutare la solidità creditizia dei cittadini che richiedono mutui e finanziamenti.

Quindi è un grande database dove sono contenute tantissime informazioni circa tutte le pratiche finanziarie che vengono eseguite quotidianamente, dal prestito al pagamento a rate che viene eseguito tramite le carte di credito revolving.

Né consegue che anche una situazione creditizia eccellente figuri come tale nel grande database del CRIF. Il motivo per cui non conviene trovarsi segnalati presso questo database risiede proprio nel fatto per cui, in caso di indagine, le banche potrebbero negarci un finanziamento anche per piccolo acquisti come quello di un elettrodomestico a rate.

Il database del CRIF

Questo database può essere consultato liberamente da tutti gli impiegati di finanziarie e banche che sono addetti a gestire pratiche di mutuo, di concessione di prestiti o di carte di credito.

Quindi è una prassi consolidata che viene eseguita ogni qual volta ci accingiamo a fare richiesta di credito, anche per piccolissime somme. È importante sapere anche che i database del Crif non contengono giudizi personali ma, molto semplicemente, riportano i dati oggettivi rispetto al comportamento del debitore nei confronti di un prestito.

È possibile cancellare o modificare dati segnalati al Crif?

La cancellazione dal database del CRIF, a meno che non si siano verificati errori, è automatica. Infatti la rimozione dei dati prevede un iter procedurale con tempistiche fisse. In particolare ci vogliono 30 giorni per annullamento o rifiuto di un prestito mentre per un finanziamento in valutazione occorrono sei mesi. Questa situazione si verifica quando la finanziaria blocca o rifiuta la concessione del prestito, una situazione che riguarda anche i casi di errori di trascrizione dei dati del debitore. In caso di ritardo nel pagamento di una rata e multe sanzionatorie i dati si cancellano dopo 12 mesi o 24 mesi a seconda dei casi. Per eliminare i dati conservati dal CRIF, quindi, occorre regolarizzare la propria posizione e, dopo averne fatto comunicazione, attendere la cancellazione d’ufficio.

Con il mercato libero, avviato dal 1 luglio del 2007, il commercio dell’energia elettrica e del gas naturale è stato liberalizzato. Questo cambiamento ha permesso alle compagnie operanti sul mercato di poter competere liberamente ma anche di lasciare la scelta ai consumatori circa il fornitore a cui rivolgersi per le utenze domestiche e commerciali.

Le aziende energetiche sul mercato libero

Grazie alla liberalizzazione del mercato energetico è possibile adottare i contratti più convenienti ma anche cambiare operatore in modo semplificato e gratuito. Tra le garanzie vi è anche la vigilanza di enti nazionali ed internazionali a tutela del consumatore.

Ogni azienda operante sul mercato libero si è dotata di specifici punti di contatto e di recapiti o di modalità di comunicazione con il cliente che migliorino il dialogo tra operatore e consumatore finale.

Il numero verde dei fornitori di luce e gas

Ecco perché uno dei primi strumenti di recapito più ricercato dalle persone in rete è proprio il numero verde dei fornitori di luce e gas, il contatto telefonico principale per risolvere problemi, ottenere chiarimenti o effettuare passaggi e pagamenti.

Per assicurarsi una buona penetrazione sul mercato ed un buon feedback da parte dei clienti tutte le aziende operanti in regime di libera concorrenza ci tengono ad offrire ottimi servizi di assistenza attraverso il numero verde dei fornitori di luce e gas.

Tuttavia sappiamo bene quanto possa rivelarsi snervante mettersi al telefono e attendere il proprio turno per parlare con un operatore. Solitamente quando arriva il momento di contattare il numero verde dei fornitori di luce e gas è perché abbiamo un problema di risolvere o intendiamo fare una segnalazione.

Consigli per ottenere assistenza mirata

Il numero verde è istituito per una serie di finalità. Tra queste figurano segnalazioni, chiarimenti sul proprio contratto o sull’importo della bolletta, richieste specifiche di assistenza come anche per ottenere informazioni rispetto a reclami e rimborsi. Inoltre è utile anche per fare richiesta di cambiamenti circa contatori e potenza o per procedere a volture, subentri, allacci e così via.

Vista l’ampia varietà di servizi ai quali accediamo tramite numero verde è bene precisare che l’operazione potrebbe rivelarsi un po’ impegnativa. Per snellire i tempi di assistenza, quindi, conviene avere a portata di mano i seguenti documenti:

  • Numero cliente;
  • POD per l’energia elettrica
  • PDR per il gas naturale
  • Codice fiscale
  • Contratto
  • Ultima bolletta ricevuta

Numero verde e assistenza

Dopo aver selezionato l’interno desiderato verremo messi in contatto con un operatore che sarà lieto di aiutarci a risolvere la nostra richiesta. Prima ancora di iniziare, tuttavia, ci verranno rivolte una serie di domande per le quali conviene avere a portata di mano i documenti appena elencati.

Quando l’operatore avrà individuato con quale cliente ha il piacere di parlare procederà a rispondere alle richieste. Per trovare il numero verde del nostro fornitore di luce e gas basta effettuare una rapida ricerca online oppure recarsi direttamente sul sito web ufficiale della compagnia.

Al giorno d’oggi le aziende operanti sul mercato energetico stanno rapidamente evolvendo in ambito digitale per cui quasi tutte offrono servizi di assistenza via chat o app. Molte dispongono anche del servizio di prenotazione della telefonata grazie al quale basterà inoltrare una richiesta e, nel più breve tempo, saremo richiamati.